Finora gli smart watch non sono così "smart"
Gli smart watch rischiano di diventare un altro gadget fastidioso, a meno che i loro produttori non imparino a utilizzarne l'Intelligenza Artificiale e i sensori per sfruttare il fatto che vengono indossati tutto il giorno.
di Rachel Metz 23-10-13
Un secolo fa, il banchiere Henry Graves Jr. e l'industriale James Ward Packard si imbarcarono in una competizione lunga un decennio per acquisire l'orologio con le maggiori "complicazioni" - un termine utilizzato per denotare qualunque aspetto al di fuori della semplice indicazione dell'ora. La loro sfida culminò con la creazione di un orologio d'oro da taschino conosciuto come Graves Supercomplication, sviluppato e costruito dall'orologiaio svizzero Patek Philippe. Le sue 24 complicazioni includevano l'ora dell'alba e del tramonto a New York e una cartina del cielo notturno della città. Graves pagò l'orologio intorno a $15.000 nel 1933 (approssimativamente $270.000 odierni); l'orologio in questione è stato battuto all'asta nel 1999 per 11 milioni di dollari.Molti anni e diversi stili dopo, una nuova forma di complicazione da polso sta prendendo forma. Ispirati dal successo degli smartphone e dei tablet, e dai sempre più compatti chip, sensori e schermi che si trovano in questi dispositivi, i produttori sperano che gli smartwatch diventino il prossimo prodotto di successo. Aziende come Samsung, Sony e forse anche Apple e Google, stanno affrettandosi a produrre questi dispositivi, che possono solitamente connettersi via wireless agli smartphone così da permettere agli utenti di controllare messaggi e notifiche dal polso.In teoria, gli smartwatch dovrebbero offrire un modo più naturale e semplice di controllare le informazioni rispetto agli smartphone. L'atto di guardare il proprio orologio è un'abitudine socialmente accettata, ed è intrigante pensare che un gesto tanto vecchio possa tornare in auge in maniera tanto prominente.