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    Feedback a trecentosessanta gradi

    di Gian Piero Jacobelli 

    Feedback significa che, quando qualcosa nasce e si diffonde, un’onda d’acqua o d’informazione, prima o dopo torna indietro, si ribalta sulla propria origine, “retroagisce”, innescando un processo oscillatorio che può migliorare e accrescere le possibilità di verifica e di controllo, se tempestivamente e adeguatamente interpretato. Questo fascicolo di “Technology Review”, il secondo del 2011, è pieno di feedback, che meritano qualche sottolineatura e qualche riflessione.

    In primo luogo, un confortante feedback è rappresentato dai TR35, i giovani ricercatori italiani che hanno risposto numerosi e qualificati all’invito promosso della nostra rivista in collaborazione con il Forum Ricerca Innovazione Imprenditorialità, nel quadro della analoga iniziativa da tempo posta in atto dalla edizione americana di “Technology Review”. Ma, attenzione: il feedback non consiste nel fatto che i giovani ricercatori italiani abbiano risposto al nostro invito, ma nel fatto che la loro risposta retroagisca anche, implicitamente, sulle tante perplessità che si stanno addensando intorno alla qualità e all’affidabilità della ricerca italiana. In effetti, e no-nostante l’abbandono istituzionale da cui è afflitta, in termini di risorse e di riconoscimento, la ricerca italiana sembra godere ancora di buona salute, come dimostra per esempio una recente inchiesta pubblicata dal rinnovato “l’Espresso”. Tanto più ci sembra assurdo che si infierisca irresponsabilmente su un contesto di eccellenza che, forse imprevedibilmente, può contribuire in maniera ancora significativa alla innovazione oltre che alla promozione del nostro paese.

    Un altro feedback dello stesso segno possiamo scorgere, sulla scorta dell’apprezzamento che ha suscitato anche nei nostri colleghi americani, la nota dedicata ai MEMS, i microsistemi elettromeccanici che svolgono un ruolo sempre più rilevante nella miniaturizzazione e nella funzionalità degli apparati operativi in campi fondamentali come quelli della comunicazione e della salute e che proprio in Italia hanno trovato un terreno creativo e imprenditorialmente fertile.

    Di feedback potremmo parlare anche a proposito di Marshall McLuhan, forse il più suggestivo e multiforme guru mondiale dei mass media, di cui si celebra quest’anno il centenario della nascita e che sembra trovare proprio in Italia una sorta di rinascita “a trecentosessanta gradi”, come si usa dire oggi per dire che la cultura italiana, quando volge lo sguardo ai fronti avanzati della globalizzazione, più di altre appare in grado di cogliere e valorizzare anche gli aspetti solitamente trascurati del pensiero del diverso e del nuovo.

    Infine, riprendendo lo spunto fornito dai nostri giovani ricercatori e leggendo in sequenza le pagine di questo fascicolo, anche dove meno evidente è la presenza dei centri di ricerca italiani, non possono sfuggire tanto i riferimenti a persone i cui nomi e cognomi lasciano chiaramente intendere una origine italiana, quanto quelli a una tradizione culturale che costituisce un fattore di orientamento e di ispirazione anche per i settori di ricerca più innovativi e che certamente in Italia affonda le sue radici più profonde e vitali.

    Perché anche questo è un feedback che non vogliamo trascurare e rimuovere: un feedback di civiltà e di sensibilità che, proliferate altrove anche grazie agli studiosi italiani, tornano ora indietro come un monito a non dimenticarci della nostra stessa gloriosa tradizione e come una sollecitazione a non dilapidarne, per insipienza o per trascuratezza, le potenzialità.

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