Facebook ammette di non essere riuscita a fermare le violenze in Myanmar
Una valutazione indipendente commissionata da Facebook rivela che la società deve impegnarsi maggiormente nella prevenzione dei processi di incitazione all’odio e alla violenza nel paese resi possibili dalla sua piattaforma.
di Erin Winick 07-11-18
Il retroscena: Il social network è diventato il principale strumento di comunicazione online in Myanmar intorno al 2013. Poco dopo, la piattaforma è anche divenuta la forma più semplice per sostenere le violenze fra buddisti e musulmani Rohingya. Eppure, Facebook ha a lungo ignorato le parole di odio condivise sulla sua piattaforma e faticato ad arrestarne la diffusione nel paese.