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    Dieci e lode

    Come tutti gli anni, “MIT Technology Review” USA seleziona, all’insegna di TR10, alcune tecnologie che presentano caratteristiche particolarmente innovative e che, nel loro complesso, anno dopo anno segnalano i progressi di una ricerca applicata sempre più attenta alle esigenze della vita quotidiana

    Gian Piero Jacobelli

    Quando si parla di innovazione, e la nostra rivista lo sta facendo sistematicamente anche in questi mesi, il problema si articola in un duplice registro: quello terminologico e quello ricognitivo. Nel primo caso, se la parola è sempre la stessa, “innovazione” appunto, i suoi significati sono tanti, e non tutti risultano compatibili fra loro. Certo, in ogni caso l’innovazione chiama in causa qualcosa di nuovo, ma questo qualcosa di nuovo può riguardare diversi aspetti dei sistemi sociali ed economici a cui fa riferimento.

    In particolare, si può innovare all’interno dei sistemi produttivi, per renderli più efficienti e quindi più remunerativi, e si può innovare tenendo conto delle esigenze complessive delle comunità in cui operano le imprese, chiamate a rispondere nella maniera più tempestiva e adeguata possibile ai mutamenti di una vita quotidiana sempre più complicata e precaria.

    Questo ineludibile riferimento alle concrete situazioni congiunturali rende evidente come ogni impegno innovativo debba misurarsi con una istanza di relazione, che concerne tanto i soggetti variamente coinvolti nei programmi innovativi, quanto i diversi fattori contestuali che condizionano un gioco le cui regole tendono a mutare di continuo, in ragione della ricombinazione fattoriale implicita nel gioco stesso.

    Insomma, non si può pensare alla innovazione come un astratto schema di cambiamento, un cambiare per cambiare. Bisogna invece pensare alla innovazione come un luogo di confronto e di verifica di finalità, di opportunità, di situazioni, di compatibilità. Da questo punto di vista, anche la tecnologia non costituisce una variabile indipendente, ma convoca intorno ai percorsi innovativi le risorse umane, finanziarie, organizzative necessarie alla implementazione di nuove visioni del mondo e di nuove articolazioni del sapere.

    In questa prospettiva, ogni anno fungono da indicatori di direzione, e quindi di orientamento valutativo, le 10 tecnologie breakthrough, cioè foriere di cambiamenti, che “MIT Technology Review” USA seleziona nei diversi ambiti di interesse, con riferimento alle vicende e spesso alle vicissitudini di un mondo al tempo stesso sempre più unito e sempre più diviso. In altre parole, queste tecnologie lasciano intravedere come le cose possano migliorare, anche per l’impegno di fare fronte alle difficoltà volta a volta emergenti negli assetti fondamentali della convivenza, da un punto di vista sia individuale sia collettivo.

    Prima di procedere a una valutazione complessiva delle scelte tecnologiche operate dai redattori e dai collaboratori della rivista, sarà utile premettere un sommario elenco di queste scelte, il cui carattere innovativo si coniuga prevalentemente alle novità per lo più traumatiche che si sono registrare negli ultimi anni a livello mondiale. Alcune di queste tecnologie maggiormente innovative si possono trovare ampiamente illustrate nei nostri articoli online.

    Non sorprenderà che al primo posto si trovi una pillola facile da assumere per prevenire le forme più gravi del Covid 19: una pillola in grado di proteggere anche chi ha un sistema immunitario deficitario ovvero non reagisce adeguatamente alle vaccinazioni. Subito dopo non poteva mancare la fusione nucleare, con le sue promesse di una diponibilità energetica praticamente illimitata, pulita e priva di effetti secondari. Un sogno nel cassetto, che sembra riprendere vita grazie nuove soluzioni tecnologiche che potrebbero diventare operative entro gli anni Trenta.

    La terza opzione riguarda l’approccio informatico, che oggi resta condizionato dalla necessità di password difficili da ricordare e facili da aggirare. La prospettiva è che il sistema di riferimento sia in grado di riconoscerci direttamente, così come ciascuno di noi riconosce, incontrandolo, un familiare o un amico. Quasi ci siamo. Nel quarto esempio l’informatica si coniuga con la biologia: l’Intelligenza Artificiale ci sta aiutando a decifrare il mistero delle proteine, il componente fondamentale della vita. Capire come sono composte e articolate le proteine consentirà di vivere meglio, evitando molte delle conseguenze negative derivanti dalle loro alterazioni metaboliche.

    Al quinto posto non potevano mancare le criptovalute, che vanno diffondendosi sempre più rapidamente, ma non vanno esenti da problemi: per renderle più affidabili e ridurne i consumi energetici. Un nuovo sistema di blockchain potrebbe aiutare a risolvere questi problemi , rendendo le criptovalute più gestibili e praticabili. Altrettanto prevedibili risultano le soluzioni progressive, anche se non del tutto innovative, per l’energia. Al sesto posto troviamo, infatti, la proposta di sistemi a rete composti da batterie di lunga durata anche se di minore efficienza, che consentirebbero di gestire le energie rinnovabili e incostanti a bassi costi, agevolandone una più ampia diffusione in tutto il mondo.

    Proseguendo la nostra rapidissima ricognizione, troviamo ancora, buona settima, come fine anche se non come mezzo, la Intelligenza Artificiale, i cui benefici si concentrano là dove i dati sono disponibili. La creazione di dati sintetici, vale a dire campioni generati da computer con le stesse caratteristiche statistiche di quelli originali, potrebbero colmare le lacune di documentazione in alcuni settori cruciali come quelli sanitari. La salute costituisce senza dubbio la dimensione prevalente, in quanto più problematica, di quelle che potremmo definire come le speranze tecnologiche dell’anno in corso. Ecco dunque, all’ottavo posto, l’auspicatissimo vaccino per la malaria, che continua a uccidere centinaia di migliaia di bambini ogni anno. Insieme ad altri provvedimenti medici e ambientali, questo vaccino potrebbe ridurre la mortalità anche più del 70 per cento.

    Al nono posto troviamo il progetto di specifici impianti in grado di catturare grandi quantità di anidride carbonica nell’atmosfera e quindi di promuove attività industriali evitando di accrescere i livelli del sempre più minaccioso riscaldamento ambientale. Infine, al decimo posto, ultimo nell’elenco, ma davvero non ultimo nelle aspettative di tutti, una generalizzata sorveglianza genetica della diffusione del Covid, che consenta di individuare rapidamente le nuove varianti, allo scopo di contrastarle con appositivi vaccini e medicinali.

    Si può naturalmente non essere d’accordo con queste scelte, per difetto o per eccesso. In effetti, come sottolinea Mat Honan, direttore della edizione statunitense della rivista, non sono mancate le discussioni su questa o su quella tecnologia e soprattutto sulla convinzione che fosse davvero pronta a fare il suo esordio: «Parecchie delle scoperte o delle invenzioni che abbiamo considerato quest’anno sono in vista da molto tempo. Alcuni, come il primo vaccino contro la malaria a ottenere l’approvazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono in fase di sviluppo da decenni, ma vengono registrati oggi. Altri, come gli accessi senza password, sono stati all’ordine del giorno per anni, ma solo di recente hanno raggiunto una sorta di punto critico. D’altra parte, le innovazioni restano in agenda a lungo proprio là dove le cose risultano davvero interessanti».

    In effetti, di anno in anno l’attenzione è andata spostandosi dall’hard al soft, dal grande al piccolo, quanto meno con riferimento agli interessi di ciascuno di noi. In altre parole, tendenzialmente dal mercato alla vita, in ragione di una istanza scientifica e tecnologica sempre meno esclusivamente vincolata alle sue specifiche performance e sempre più attenta, almeno nelle intenzioni, ai bisogni della gente. Sia della gente che, per così dire, si trova più prossima alle fonti sociali ed economiche della scienza e della tecnologia, sia di quella che ne resta ancora lontana, ma che ne ha altrettanto e forse anche maggiore bisogno. TR10, dunque, in attesa della lode.

    (gv)

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