Computer affamati e sobrietà digitale
Oggi ci spostiamo costantemente e sempre di più. Ci infiliamo nel traffico urbano con autovetture di ogni tipo, saliamo sull’autobus, prendiamo la metropolitana e via dicendo. Ma c’è un’alternativa a questo su e giù con vari mezzi.
di Eniday Staff 23-05-19
Computer affamati e sobrietà digitale
Oggi ci spostiamo costantemente e sempre di più. Ci infiliamo nel traffico urbano con autovetture di ogni tipo, saliamo sull’autobus, prendiamo la metropolitana e via dicendo. Ma c’è un’alternativa a questo su e giù con vari mezzi.
Di Eniday Staff https://www.eniday.com/it/sparks_it/soluzioni-risparmio-energetico-globale/


L’esempio più facile è quello dello smart working. Invece di consumare tanta energia per spostarci, potremmo rimanere a casa a lavorare, davanti al computer: scambiamo dati, scriviamo email, cerchiamo l’informazione che ci serve e facciamo riunioni con colleghi e superiori “comodamente” da casa.

La pratica dello smart working è già parzialmente in uso in molte aziende, soprattutto in quelle più grandi, che già da tempo hanno informatizzato gran parte delle funzioni aziendali, ed è destinata a diffondersi con sempre maggiore intensità, insieme al ricorso via via più consistente, anno dopo anno, alla rete. Tutto questo risparmiando grandi quantità di energia.

Ma questo risparmio di energia – che sembra tanto evidente da suonare quasi ovvio – è vero? Purtroppo non del tutto. È questo il monito giunto nei giorni scorsi da un Rapporto redatto dai ricercatori di The Shift Project, un gruppo di ricerca basato in Francia che si occupa essenzialmente di transizione energetica. Esaminando la letteratura disponibile, i ricercatori sono giunti a conclusioni non sempre rassicuranti.

Certamente, l’informatizzazione delle attività economiche e la virtualizzazione delle informazioni permettono di recuperare efficienza, velocità e spazio, che si traducono quasi sempre in minore domanda di energia. Pensiamo già ai vecchi archivi cartacei oggi sostituiti dai nuovi sistemi di gestione dei dati, come il cloud. Ma è anche vero che i sistemi informatici domandano un’erogazione di elettricità sempre maggiore, non soltanto per la loro utilizzazione, ma anche per la loro costruzione.

È sufficiente dare un’occhiata a qualche dato. L’insieme delle attività informatiche nel mondo consuma circa il 4% di tutta l’energia utilizzata nel pianeta. Non sembra moltissimo, ma il problema è che cresce ad un ritmo prossimo al 10% all’anno. Analogamente, l’intensità energetica del settore – cioè la quantità di energia necessaria a realizzare un’unità di prodotto interno lordo (ad esempio, quanti chilowattora per 1 euro di prodotto) – cresce al ritmo del 4% all’anno, mentre quella relativa a tutte le altre attività economiche è in calo di quasi 2 punti percentuali.

Previsioni sul consumo energetico globale
Entro il 2025, la domanda di elettricità del digitale potrebbe richiedere il 20% del totale mondiale della produzione elettrica, mentre la richiesta di energia per il solo comparto del calcolo (data center, gestione dati, archivi) potrebbe raddoppiare entro il 2040.

Ecco qualche esempio. L’energia consumata dai modem e dai router, sia quelli domestici, sia quelli delle imprese piccole o anche grandissime, rappresenta oggi quasi l’1% della domanda elettrica globale. Mentre la maggior parte dei grandi operatori mondiali del settore stanno gradualmente trasferendo i loro data center più a Nord possibile, verso condizioni climatiche che permettano di risparmiare parte dell’energia necessaria per mantenere gli immensi server a bassa temperatura. Come è il caso del nuovo Lefdal Mine Datacenter di Måløy in Norvegia, che richiede comunque oltre mille megawatt di potenza.

Così, in prospettiva, la domanda digitale è destinata a crescere costantemente: i calcolatori installati a bordo dei primi prototipi di automobili a guida autonoma richiedono oltre 2 chilowatt di potenza elettrica per poter funzionare, all’incirca come un ferro da stiro sempre in funzione. Ma ci sono rimedi? Secondo i ricercatori di The Shift Project sì. E si può fare molto. A cominciare dallo sviluppo di nuove tecnologie per la realizzazione degli apparati informatici e dal miglioramento delle reti di produzione e del trasporto dell’energia, fino alla razionalizzazione della domanda elettrica in funzione degli usi e della disponibilità e alla messa a punto di sistemi di accumulo diffusi ed efficienti. In una parola, dunque: sobrietà digitale.
  • Lo smart working è destinato a diffondersi con sempre maggiore intensità.
  • Il Lefdal Mine Datacenter, composto da sei livelli divisi in 75 camere con una superficie potenziale di 120.000 m2 di "white space" (lefdalmine.com).