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    Come arrivano le noci dall’albero al nostro tavolo

    Scuotitori, spazzatrici meccaniche, selezionatrici, scanner, confezionatrici, processori e sensori di stress idrico hanno rivoluzionato l’allevamento delle noci.

    di Hal Crain

    Questa storia fa parte di una serie di articoli su come le innovazioni “nascoste” influenzano i cibi che mangiamo e il loro costo. Krithika Varagur ha condensato il racconto di Hal Crain.

    Oggi mi sono svegliato alle 4:30. In questo momento, alla fine di settembre, siamo nel pieno della stagione della raccolta delle noci. La prima cosa da fare è l’operazione di scuotimento degli alberi, per far cadere le noci a terra. Si interviene poi con le spazzatrici meccaniche che ripuliscono le andane, più o meno larghe un metro. A seguire c’è un pickup, o una mietitrice, che le raccoglie da terra, le separa dai bastoncini e dalle foglie e le inserisce nei contenitori. Quindi da lì vengono trasportate in camion alla sgranatrice, che rimuove la buccia verde dalle noci che ancora ce l’hanno – il 30 o il 40 per cento di loro – e le lava. Infine arriva l’essiccatore, che con la pressione dell’aria riscaldata le spinge in vasche di stoccaggio per portare l’umidità sotto l’8 per cento. 

    Grazie a questa procedura, le noci sono pronte a essere inviate al magazzino per essere ulteriormente lavorate e successivamente imballate. Quelle sgusciate, che rappresentano circa il 95 per cento della nostra produzione, le facciamo passare attraverso processori con detergenti alimentari naturali, per cercare di renderle esteticamente gradevoli.

    Sono un coltivatore di noci di seconda generazione. Per capire quanto la meccanizzazione ha cambiato il nostro lavoro, è stato come passare dalla Model T alla Tesla, ma in un tempo molto più breve. Adesso ho 51 anni e quando ero piccolo non esisteva nemmeno il modo di scuotere meccanicamente gli alberi. Prendevamo dei pali e buttavamo giù le noci dagli alberi o aspettavamo che cadessero, per mesi e mesi. Oggi, ogni gruppo di raccolta raccoglie oltre 225.000 kg di noci al giorno, contro circa i 900 quando la procedura era per lo più manuale.

    Hal Crain, proprietario di una fattoria di noci e dell’impianto di lavorazione, a Los Molinos, in California.

    La lavorazione, l’imballaggio, lo smistamento è tutto meccanico. La selezione delle noci difettose viene eseguita tramite laser, con macchine WalnutTek di WECO, un’azienda specializzata in selezionatrici elettroniche. Quelle vendute con il guscio vengono scansionate per accertare eventuali difetti. Esistono infatti modi per rilevare se nel guscio non si è sviluppata la parte interna. 

    Ci sono altri difetti del guscio, come una buccia parziale o macchie scure da scottature solari che scoloriscono il guscio, il che a sua volta significa che il prodotto non sarà di ottima qualità. Tutti questi difetti vengono risolti meccanicamente. E molte altre cose, dai danni provocati dagli insetti alla tossine dei funghi della muffa. L’occhio umano è l’ultimo fattore prima dell’imballaggio, solo per assicurarsi che non manchi nulla. Per esempio, se ci sono insetti, lo si vede immediatamente.

    Mi trovo nell’estremo nord della California e oggi la temperatura raggiungerà i 36 gradi centigradi. L’umidità è bassa e le precipitazioni sono significative. Ma durante l’estate il caldo diventa soffocante. Stiamo appena iniziando a utilizzare qualcosa chiamato FloraPulse, un sensore di stress idrico delle piante, sui nostri mandorli, che sono circa il 10 per cento di ciò che coltiviamo, e si spera presto anche sulle noci. 

    Se collego questo dispositivo a un determinato albero posso regolare la mia frequenza di irrigazione per massimizzare la salute dell’albero e la longevità del raccolto. Fondamentalmente, l’albero può dirmi quanto ha bisogno d’acqua. Questo è un grande passo per cercare di ottenere una misurazione diretta dello stress delle piante e quindi identificare i parametri di ciò che è ideale in determinati periodi dell’anno.

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