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    Cambiare, un poco, per farsi riconoscere

    Un fascicolo speciale, per due buoni motivi: perché, come al solito e più del solito, registra molti cambiamenti importanti all’esterno e perché altrettanti ne presenta al proprio interno. Quanto all’esterno, da qualche tempo appare evidente che la tecnologia sta affrontando un passaggio cruciale, che potremmo complessivamente individuare nella ricerca di una maggiore intelligenza pratica, finalizzata alle concrete esigenze di chi la tecnologia deve utilizzare.

    di A. Ovi & G. Jacobelli

    Le 10 tecnologie dell’anno, con cui si apre il fascicolo, appaiono da questo punto di vista molto indicative, tutte orientate come sono ad affrontare problemi quotidiani, piuttosto che massimi sistemi. Ma anche nei successivi interventi il referente fondamentale è sempre lo stesso: noi stessi, che ogni giorno combattiamo la nostra battaglia per una vita migliore e che alla tecnologia chiediamo sempre di più di aiutarci.

    Certo, le ricerche devono prima confrontarsi con i grandi scenari del cambiamento: questa esigenza, di merito e di metodo insieme, trova riscontri suggestivi nel Media Lab che, con il nuovo direttore Frank Moss, tende a prospettare l’innovazione come una interpretazione tecnologica della tradizione.

    Ma anche quando si parla di un Web più intelligente, l’istanza è assieme quella dell’intensità e quella dell’estensione. Di qualcosa che può crescere perché si vanno a toccare oramai i miliardi di persone e che può migliorare per la straordinaria disponibilità di informazioni in Rete che crescono in modo quasi esponenziale e che vanno meglio collegate e richiamate tra loro.

    Per l’impianto redazionale e grafico della rivista ci siamo posti un analogo problema, sperando che le soluzioni adottate, orientando la lettura, ne assecondino le motivazioni personali. Invece di ispirarsi, come in precedenza, agli aspetti formali ” si trattava, infatti, di articoli, di note, di opinioni, di commenti e via dicendo ” il nuovo impianto si ipira a quelli contenutistici.

    Sfogliando questo fascicolo, ci si renderà conto che, nella comunque ribadita continuità con l’edizione americana, qualcosa è cambiato. I diversi materiali e interventi si susseguono secondo una logica connessa alle tre grandi categorie dell’innovazione, che abbiamo denominato: «tecno» per quanto concerne l’energia, i materiali e le macchine; «info» per quanto concerne l’informatica nei suoi aspetti sia hard sia soft, ma anche nelle sue proiezioni di carattere sociale e culturale, quelli che una volta si chiamavano gli effetti di vario grado; infine, «bio», per tutto ciò che concerne la vita, nelle sue dimensioni mentali e corporali.

    Una quarta categoria, che comparirà a tempo e luogo, è quella degli «scenari», che riflettono l’impegno a non perdere comunque di vista la sostanziale unità dei problemi, anche nella opportuna differenza delle loro soluzioni.

    Una differenza che troverà ulteriore soddisfazione nel parallelo adeguamento della edizione in rete ” www.technologyreview.it ” che fornirà aggiornamenti più frequenti e utili collegamenti con le connesse fonti di informazione oltre a una newsletter che e ntra nella attualità dello sviluppo delle nuove tecnologie.

    Ci sia consentito di aggiungere a queste considerazioni programmatiche una testimonianza tanto dolorosa quanto doverosa. Beniamino Andreatta, dopo anni di angoscioso silenzio, se ne è andato per sempre. Molti ne hanno sottolineato la penetrante intelligenza e la visione sollecitante; molti altri, i molteplici impegni accademici, politici e di governo. A noi resta il personale ricordo del Professore che, quasi distrattamente, consigliandoci su come si dovesse prepare una relazione, ribadiva che le cose si possono dire in molti modi, ma che il modo migliore è quello di non chiudere il discorso, lasciandolo aperto al contributo degli altri. Un ricordo, ma anche un prezioso criterio di comportamento.

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