La class action all'italiana
Il racconto di una modernizzazione frustrata.
di Mario Morcellini 03-08-09
Intorno alla metà degli anni 1970, Lewis Coser, personalità di primo piano nel dibattito sociologico internazionale ed esponente delle "teorie del conflitto", pubblicò un provocatorio volume sulle "istituzioni dell'avidità" (greedy institutions)(1). La tesi di fondo del volume è che, in certe condizioni, alcuni gruppi sociali − pur restando in relazione con il resto della società − tendono a sviluppare e a istituzionalizzare condotte sempre più distanti dalla quotidianità dei cittadini allo scopo di proteggere i propri privilegi e prerogative di status. Caratteristica di questi gruppi, sempre secondo Coser, è la loro capacità di proporre stili di vita particolarmente desiderabili e attraenti in cambio di un impegno totale e volontario. Eunuchi nelle corti imperiali cinesi o ottomane, bolscevichi o appartenenti a sette millenariste americane sono accomunati dall'aver scelto una vita di impegno totale e l'accettazione di rigidi meccanismi di controllo sociale in cambio di gratificazioni personali che si rivelano spesso incompatibili e deleterie per il benessere della collettività in cui sono inserite queste istituzioni.