In Bhutan, battesimo per la democrazia
di STEPHAN HERRERA 29-08-05
ENTRO LA FINE DEL 2005, re Jigme Singye Wangchuck, monarca appartenente alla dinastia che per circa un secolo ha governato il Bhutan, cederà ufficialmente il potere al popolo. Nessuno vuole vederlo abdicare, ma è stato lui stesso a decidere di voler assumere un ruolo di governo meno attivo. L'istituzione della monarchia non gli pare conforme alla logica di estrema modernizzazione che attualmente domina lo sviluppo del paese. Durante il suo regno, questo piccolo stato dell'Himalaya (la cui popolazione non è ancora univocamente nota, ma stando alle stime dovrebbe aggirarsi tra i 700 mila e i due milioni di individui) ha dimostrato un'apertura all'innovazione più unica che rara tra le nazioni in via di sviluppo. Rigettando i modelli di urbanizzazione e flessibilità di mercato promossi dall'America, il monarca ha optato per un paradigma di economia politica basato su un mix armonioso di rappresentatività, capitalismo di stampo sudasiatico, religiosità tradizionale, ecologismo, idroelettrico, turismo, medicina preventiva e assistenza sanitaria generalizzata.