A volte non basta ridurre i grassi
di CORBY KUMMER 31-07-05
A PREPARARE il terreno alla genomica nutrizionale sono stati ricercatori del calibro di Jose Ordovas, ora direttore del Nutrition and Genomics Laboratory presso il Jean Mayer U.S. Department of Agriculture Human Nutrition Research Center on Aging della Tufts University. Ordovas ha studiato per decenni la correlazione tra metabolismo dei grassi e rischio di disturbi cardiocircolatori. L'interazione geni-dieta forse meglio studiata è quella che coinvolge il colesterolo nella lipoproteina a bassa densità (Ldl) e il colesterolo nella lipoproteina ad alta densità (Hdl). Una delle scoperte più interessanti degli ultimi anni riguarda appunto il legame tra colesterolo Hdl ed Ldl e una variante genica, o allele, che ne regola il metabolismo. Alcuni individui che seguono una dieta ricca di grassi saturi non vedranno mai un incremento del proprio colesterolo "cattivo" Ldl, mentre altri al contrario ne subiranno delle vere e proprie impennate e forse non riusciranno a trarre beneficio neanche dal seguire il consiglio universalmente accettato di ridurre la quantità di grassi nella propria alimentazione. I diversi effetti di una dieta ricca di grassi dipendono in parte da un allele di un gene coinvolto nel metabolismo del colesterolo "buono" Hdl e denominato gene della lipasi epatica. Secondo Ordovas la soluzione sarebbe quindi quella di continuare ad assumere il consueto quantitativo di grassi, abbondando però nei polinsaturi.