Mutanti macchine immateriali
Tecnologie espressive e nuovi mezzi di comunicazione: una riflessione sulla vita e la morte del romanzo.
di ALBERTO ABRUZZESE 08-03-04
Il romanzo come tecnologia? Possibile. Ma prima una considerazione di fondo. Non accade spesso che a una riflessione critica sugli strumenti delle scienze umanistiche e sul loro modo di utilizzarli al presente e magari al futuro siano concesse grandi risorse economiche, tali da potere creare le basi per una dimensione finalmente adeguata non più a una specifica area di studi ma al mondo, i suoi conflitti, le sue necessità. L'Italia spicca per distrazione nella ricerca scentifica persino in settori tecnologici in cui l'innovazione appare a chiunque brutalmente necessaria non solo per sopravvivere alle regole economiche dei mercati nazionali e internazionali, ma anche per potere affrontare la qualità sociale e umana delle condizioni di vita dei nostri (e altrui) sistemi di appartenenza. Tanto più, dunque, risulta assente o male impostata una politica della ricerca in campi come la letteratura o le arti, che vengono considerate alla stregua di un bene archeologico o di un puro e semplice consumo culturale: come tradizione da conservare (emblematicamente agli antipodi di una strategia dell'innovazione) oppure come riproduzione di una o più nicchie di mercato ritenute tuttavia marginali rispetto ai fattori di sviluppo della società. Qui, ad assegnare qualche risorsa per la ricerca sono gli enti pubblici o gli apparati legati ai mercanti della lettura e dell'arte. Ma di certo non basta la logica - anche scarsa consistenza o distrazione o incuria o opportunismo - dello stato, dell'editoria, delle gallerie, delle mostre e degli eventi. Per non dire delle università. Si sperimenta il già noto