Expo, sempre Expo, fortissimamente Expo
di Gian Piero Jacobelli 14-05-08
Il dibattito è aperto e, a occhio e croce, continuerà con maggiore o minore intensità in coincidenza con i momenti cruciali - appunto: a occhio e croce - fino a quella data fatidica del 2015 in cui le porte dell'Expo di Milano, dopo quella memorabile del 1906, si riapriranno ai visitatori. Sul "Venerdì" di "la Repubblica" -- che si chiedeva se "sarà Rinascimento" -- Giorgio Bocca non sembra avere dubbi: "Io sono per l'Expo 2015 per una ragione semplice e sperimentata. Le grandi Expo dell'800 e del 900 hanno marcato la fortuna delle città che le ospitarono, fortune legate al progetto comune, alla volontà comune, alle comuni opere". Vero o, almeno, quasi vero: per esempio, e per restare ad anni recenti, a Siviglia lamentano ancora la grande occasione perduta del 1992, l'Expo delle celebrazioni colombiane, le cui grandi opere non si sono pienamente integrate con il preesistente tessuto urbano. Ma c'è ancora tempo ed è proprio con il tempo che le Expo si dimostrano utili, anche se si potrebbe pensare che il tempo e la progressiva crescita della città ospitante servano proprio ad assimilare la novità sempre eccessiva di una Expo, che rischia, almeno per un poco di restare come un corpo estraneo.