La pelle artificiale antibatterica
di Emily Singer 26-04-07
Uno dei grossi problemi nell'uso di pelle artificiale in chirurgia è la sua vulnerabilità alle infezioni. La pelle sintetica viene usata nel trattamento delle ustioni e nella chirurgia plastica, ma i vasi sanguigni, che trasportano i componenti del sistema immunitario, non si connettono alla nuova pelle prima di una o due settimane. «Senza vasi sanguigni i batteri possono crescere e causare infezioni, sostiene Ioannis Yannas, un bioingegnere e scienziato dei materiali al MIT, che ha aiutato a sviluppare la prima pelle artificiale commerciale, approvata dalla Food and Drug Administration a metà degli anni 1990. Una nuova tecnica prevede l'uso di colture di cellule epiteliali, geneticamente modificate per fargli produrre livelli molto alti di proteine antibatteriche. Le cellule vengono fatte moltiplicare in laboratorio per venire poi iniettate nella matrice di collagene che costituisce la pelle artificiale «Stiamo usando le modifiche genetiche per indurre la pelle coltivata ad agire in modo più simile a quella naturale», afferma Dorothy Supp, ricercatrice al Cincinnati Shriners Hospital for Children nell'Ohio, che dirige il progetto. Supp avverte che le cellule geneticamente modificate sono ancora molto lontane dall'uso clinico; il vero test delle loro capacità di combattere i batteri avverrà solo quando si ritroveranno nel complesso ambiente di una ferita reale. A questo scopo i ricercatori stanno progettando esperimenti su modelli animali. La tecnica potrebbe anche essere utilizzata per realizzare un tipo di pelle in grado di sudare e persino di abbronzarsi, dopo il trapianto.