Il futuro del libro

Jason Epstein ha lavorato nell'industria dell'editoria per oltre 40 anni. è stato direttore editoriale di Random House e ha fondato Anchor Books, la «New York Review of Books», la Library of America e il Readers Catalog.
Ormai in pensione, Epstein si dedica allo sviluppo dell'editoria digitale, sulla falsa riga della digitalizzazione dell'industria musicale.

di Jason Epstein 01-05-05
Jason Epstein vuole una macchina che possa stampare tutti i libri esistenti.Sono diventato un editore per caso. Quando entrai al Columbia College nel 1945, avevo solo 17 anni, ma mi ritrovai circondato da veterani che ne avevano più di 20, molti ancora con le loro divise da aviatori e marinai, alcuni sposati, altri con figli. La maggior parte aveva fretta di intraprendere una carriera e dare un senso concreto alla loro vita. Una piccola parte, tuttavia, era costituita di studiosi in erba e le loro erudite dissertazioni su Marvell e Donne, Pascal e Voltaire, James e Proust, Joyce ed Eliot esercitavano su di me un'attrazione sconfinata. Con alcuni dei miei compagni di corso più grandi coltivai un'intensa amicizia. Per quattro anni ci frequentammo con continuità; io ero il principale beneficiario di questo stretto legame perché le mie conoscenze erano limitate e la loro vicinanza mi permise di sviluppare i rudimenti della futura educazione. Il lavoro non rientrava nei miei pensieri, né accarezzavo l'idea di una carriera nel mondo aziendale, meno che mai nell'industria editoriale. Finchè non accadde che i miei amici, grazie al GI Bill, si ritrovarono a far parte di un grande mercato, fino allora inesplorato, di libri importanti; si trattava di un nuovo fenomeno nella vita culturale e commerciale degli Stati Uniti.