Solo indizi contro i mercati finanziari
Non ci sono prove che suffraghino l'accusa agli speculatori di interferire pesantemente nella determinazione dei prezzi. La questione è aperta.
Lunedì 4 aprile 1983 presso il New York Mercantile Exchange (NYMEX) iniziarono gli scambi del contratto a futuri del Light Sweet Crude Oil, più conosciuto come WTI (acronimo di West Texas Intermediate), un importante greggio trattato sul mercato fisico statunitense. Quel giorno le quotazioni del prezzo del greggio furono chiuse a 29,44 dollari per barile. Come per le altre materie prime, anche il mercato a futuri del petrolio nasceva con lo scopo di fornire agli operatori del mercato fisico gli strumenti necessari per coprire alcuni rischi connessi con la loro attività, in particolare il rischio legato alla volatilità del prezzo (hedging). L'iniziativa del NYMEX fu successivamente imitata dall'International Petroleum Exchange (IPE) di Londra, che nel 1988 lanciò le contrattazioni a futuri sul Brent, un greggio prodotto nel Mare del Nord il cui prezzo serviva da riferimento per molti greggi scambiati sul mercato fisico internazionale. Oggi il mercato a futuri del greggio sulla piazza londinese è l'IntercontinentalExchange (ICE), che ha acquisito l'IPE nel 2001, e il termine Brent designa un contratto a futuri basato su un paniere di greggi light & sweet del Mare del Nord, di cui il Brent è il più rappresentativo. Il NYMEX, a sua volta, nel 2009 si è fuso con altre tre borse merci statunitensi nel Chicago Mercantile Exchange (CME). Per circa due decenni il mercato a futuri del petrolio è rimasto il campo di gioco di operatori del mercato fisico (imprese dell'industria energetica, grossi utilizzatori di prodotti petroliferi come compagnie aeree e di trasporto marittimo, utility) desiderosi di coprire il rischio di prezzo nella propria attività, e di operatori estranei a quel mercato, che speculando sui movimenti del prezzo fornivano ad esso la necessaria liquidità.