Energie rinnovabili: l'esperimento tedesco
La Germania sta incentivando le fonti alternative, a partire dal solare,
con risultati discutibili, ma con un indubbio valore promozionale.
di Evan I. Schwartz 26-07-10
Dieci anni fa la Germania adottò un piano sulle energie rinnovabili senza precedenti. Il parlamento tedesco, il Bundestag, approvò una legge che obbligava le aziende elettriche ad acquistare energia «verde» a prezzi maggiorati - circa 60 centesimi a chilowattora per il solare - con contratti che bloccavano il prezzo per una durata massima di vent'anni (all'epoca il prezzo di mercato dell'energia prodotta in centrali a carbone o nucleari era di circa 12 centesimi). L'idea di fondo di questa politica era che chiunque avesse creato una centrale elettrica basata su fonti rinnovabili, o avesse installato un pannello fotovoltaico sul tetto di casa, avrebbe ricavato profitti interessanti cedendo la sua energia alla rete elettrica, ovvero alle aziende elettriche. In una nazione di 80 milioni di abitanti, i maggiori costi sarebbero stati pagati in bolletta, da famiglie e aziende. Secondo Hermann Scheer, uno dei maggiori artefici della normativa, l'impiego di combustibili fossili e dell'atomo sono sintomo di una «piromania globale», mentre «le fonti rinnovabili sono un estintore».