Una stazione per lo spazio
Intervista con Roberto Vittori
di Silvia Andreoli 20-06-07
A guardarlo da qui, il cielo, suggerisce infinite associazioni e pensieri, distici e fantasie. Ma sarebbe limitativo, o quantomeno antistorico, fermarsi a questo. Perché grazie ai numerosi satelliti che orbitano e trasmettono e ci fanno comunicare, sulla nostra testa si apre una sorta di appendice del mondo terrestre. E non è più fantascienza, è scienza, e di grandissimo livello. Però l'importanza della volta celeste non si ferma a questo. Infatti, lo spazio sta diventando, in maniera sempre più credibile, un luogo dove reperire le risorse che il nostro pianeta non possiede più, che abbiamo consumato e anche sprecato, senza pensare che sarebbero, un giorno, finite. Come spiega Roberto Vittori, colonnello dell'aeronautica e astronauta italiano. Vittori, nato a Viterbo nel 1964, con un curriculum d'eccezione " dopo l'Accademia Aeronautica Italiana e il brevetto di pilota militare negli Stati Uniti, la scuola nazionale dei piloti della Marina americana del Maryland, il Reparto Sperimentale di Volo di Pratica di Mare e il Johnson Space Center a Houston " nel 2002, ha partecipato a un volo taxi dell'ISS (Stazione Spaziale Internazionale), volo che ha ripetuto tre anni dopo, pilotando la navetta Sojuz (TMA-6). E ci dice a che punto stiamo.