Le mappe viventi
A partire dalle protomappe, la cartografia si sviluppa per approssimazioni successive, raffinamenti, informazioni e ampliamenti descrittivi, via via che il globo rivela porzioni e proporzioni sconosciute e insospettate. Così si passa dalle descrizioni metaforiche, artistiche, ibride alle rappresentazioni astratte, digitali, unitarie.
di Giuseppe O. Longo 30-06-06
Dobbiamo al fondatore della semantica generale, Alfred Korzybski, l'aforisma «la mappa non è il territorio». In apparenza scontata, questa affermazione è in realtà alla base di tutti i procedimenti di compressione dei dati e quindi è il fondamento della codifica di sorgente. Sfruttato da Gregory Bateson per costruire la sua epistemologia informazionale, l'aforisma di Korzybski si traduce subito nella domanda di fondo che si pone ogni cartografo: «Che cosa devo trasferire dal territorio alla mappa?» Poiché la mappa non è (non può e non deve essere) il territorio - così come l'ambasciatore non è e non può essere il paese che rappresenta -, per costruirla si deve rinunciare a riportarvi tutte le informazioni contenute nel territorio. Bisogna quindi operare una scelta: nel passaggio dal territorio alla mappa certe informazioni sono conservate e trasferite, altre (la maggior parte) sono perdute. In questo senso la mappa è un sunto, un compendio, un sommario, un'epitome del territorio che rappresenta. Ma in base a quali criteri si scelgono le informazioni da trasferire?