La fonte della giovinezza? Nei geni
Ricercatori dell'Univesity College di Londra hanno identificato un trucco genetico capace di rallentare il processo di invecchiamento nei topi
di Jocelyn Rice 12-02-10
Disattivando uno dei geni coinvolti in un importante percorso biochimico di trasduzione di segnali, alcuni scienziati hanno scoperto come imitare i noti benefici anti invecchiamento della restrizione calorica, conferendo a dei topi una vita più lunga e sana. La scoperta, pubblicata a ottobre su Science, propone una promettente meta farmaceutica per combattere i molti problemi di salute connessi all'invecchiamento. "Questa ricerca indica la via a dei potenziali approcci farmacologici per il trattamento di malattie legate all'invecchiamento negli umani," afferma Dominic Withers, autore senior della ricerca, professore specializzato in diabete ed endocrinologia presso la University College London. "Definisce a tutti gli effetti questo percorso come responsabile dell'invecchiamento, nei lieviti come nei mammiferi, un dato che trovo personalmente stupefacente," afferma Matt Kaeberlein, professore in patologia alla University of Washington, coautore di un commento allegato al nuovo studio. è nota da tempo la capacità della restrizione calorica di estendere la durata della vita e ridurre l'incidenza di malattie legate all'invecchiamento per un'ampia gamma di organismi, dai lieviti ai vermi cilindrici, dai roditori ai primati. Come, esattamente, una dieta completa da un punto di vista nutritivo, ma radicalmente riduttiva, possa condurre a simili benefici è tutt'ora poco chiaro. Recentemente però, diversi studi hanno provato che un certo percorso di trasduzione dei segnali, a cui partecipa una proteina chiamata bersaglio della rapamicina (TOR), potrebbe avere un ruolo primario in questo ambito. Il percorso in questione, si comporta come un sensore di cibo, coinvolto nella regolamentazione della risposta metabolica alla disponibilità di elementi nutritivi. Withers e colleghi hanno notato che giovani topi caratterizzati da una versione inattiva della proteina S6 kinase 1 (S6K1), direttamente attivata dalla TOR, evidenziano forti somiglianze con topi sotto restrizione calorica: più magri e più sensibili all'insulina dei topi normali. I ricercatori si sono domandati se questi benefici potessero durare fino alla mezza età ed all'età avanzata, e se i topi sarebbero di conseguenza arrivati a vivere più a lungo. Per trovare risposta a queste domande, sono stati allevati due gruppi numerosi di topi "KO", ovvero senza una versione funzionale del gene necessario alla S6K1. Un gruppo è stato lasciato alla propria vita senza interferenze, fornendo quindi una misura della propria durata naturale della vita. Il secondo gruppo è stato sottoposto ad una vasta gamma di test sulle capacità cognitive e motorie e sulla salute metabolica. I risultati nei soggetti di sesso femminile sono stati profondamente rilevanti. Le femmine KO hanno vissuto una vita notevolmente più lunga delle loro controparti normali. A 600 giorni di vita, l'equivalente della mezza età umana, eccellevano nei test sulla resa motoria, superando i topi normali in compiti che richiedessero equilibrio, forza e coordinazione. Erano inoltre più curiosi e pronti ad esplorare nuovi ambienti, dato che suggerirebbe un miglioramento delle funzioni cognitive. Anche le misurazioni di tipo fisiologico apparivano indicare una salute migliore: i topi ko presentavano ossa più robuste, maggiore sensibilità all'insulina, e cellule immunitarie più forti. Se i topi ko maschi non hanno evidenziato estensioni sulla durata della vita, sotto ogni altro aspetto hanno goduto dei medesimi benefici delle femmine. "Abbiamo arricchito di vita i loro anni, tanto quanto di anni la loro vita," afferma Withers. Gli effetti ottenuti dalla disattivazione della S6K1 sono stati simili a quelli di una restrizione calorica, anche se meno pronunciati. I topi di sesso femminile senza S6K1 hanno vissuto una vita prolungata anche del 20% rispetto ai topi normali; l'estensione della durata della vita sotto regime di restrizione calorica arriva anche al 50%.