Se tutto cambia, come si può cambiare?
Wikipedia, l'enciclopedia aperta e gratuita in rete, la domanda di sicurezza, le mutazioni dei media sono solo tre esempi emblematici dell'ondata di innovazione tecnologica. Come e in quali settori strategici dovrebbero reagire i protagonisti attivi, gli stakeholders, costretti a sempre più veloci decisioni e assunzioni di responsabilità?
di Angelo Luvison 20-12-05
La conoscenza e le idee sono libere e costituiscono l'unico bene che si può condividere veramente senza che diminuiscano di valore, anzi il sapere, se non imprigionato o costretto, si diffonde in modo esponenziale con contenuti «certificati» o validati dagli appartenenti alla comunità stessa, che partecipano, direttamente e senza intermediari, tanto come produttori quanto come fruitori. Questo è il leitmotiv del sapere democratico in Rete: esempio emblematico è oggi Wikipedia, l'enciclopedia su Internet, disponibile in decine di lingue, aperta e dinamica, e a cui in ogni momento chiunque può aggiungere voci, spiegazioni, documenti, collegamenti. I suoi contenuti possono essere distribuiti liberamente o tradotti senza vincolo di diritto d'autore. Il progetto è democratico, perché sviluppato dal basso da chiunque voglia partecipare ed è in continua evoluzione. Tutto questo in conflitto con il Digital Rights Management (DRM), il copywright, i diritti d'autore, i sistemi di controllo. Ma quali sono le regole che stanno alla base di certi fenomeni imprevedibili a priori e che sembrano quasi germinare dal nulla? Le considerazioni qui di seguito proposte sono tratte, in parte, da due capitoli di L'ICT trasforma la società (Franco Angeli, 2005), a cura di FTI-Forum per la Tecnologia dell'Informazione.