Il decisionismo di Torvalds
di di SAM WILLIAMS 07-02-06
LO STATISTA prussiano Otto von Bismarck sintetizzò il lato oscuro e indecente della politica con un celebre motto: "Le leggi sono come le salsicce. Meglio non vedere come vengono fatte". La stessa definizione ben si applicherebbe all'evoluzione dei software open source, se non fosse che l'open source, lo dice anche il nome, impone la trasparenza. Nel caso del kernel di Linux - cuore del più diffuso sistema operativo open source - l'apertura significa che gli utenti non solo possono esaminare il codice sorgente sottinteso al software e rilevare le magagne dello schema originale, ma anche prendere parte ai dibattiti interni che modulano e indirizzano anche le più minuziose scelte di progettazione. Prendete lo psicodramma collettivo intorno a quello che la maggior parte dei seguaci di Linux chiama il "fiasco BitKeeper", un evento che ha messo a dura prova l'autorità e le capacità di leadership del trentacinquenne Linus Torvalds, primo creatore del kernel Linux. La primavera scorsa un'applicazione chiave di Linux è stata fatta fuori, e per sostituirla Torvalds ha creato una funzione ex novo invece di lasciare che la comunità Linux optasse per una che a lui non piaceva. In tale occasione, il papà di Linux ha dimostrato per l'ennesima volta di possedere quel mix unico di acume e cocciutaggine che dal 1991 ad oggi ha conquistato alla sua causa schiere e schiere di programmatori.