A Milano, con i giovani per il clima

Dopo la Youth4Climate, la conferenza dei giovani di tutto il mondo per il clima, che ha svolto i suoi lavori nei giorni scorsi, oggi si tiene a Milano la manifestazione promossa da Fridays For Future, a cui partecipano anche l’attivista svedese Greta Thunberg e l’ugandese Vanessa Nakate, fondatrice di Rise Up.

Nella diffusa consapevolezza della crisi climatica che si sta manifestando da qualche anno, i giovani vengono spesso considerati come una sorta di cartina di tornasole di quanto si teme possa avvenire sul piano climatico e ambientale. La generazione sulle cui spalle ricadranno le conseguenze dello sfruttamento eccessivo e irresponsabile delle risorse naturali, se gli adulti, quelli che oggi detengono le leve del potere, non saranno in grado di porre in atto per tempo le indispensabili alternative decisionali e comportamentali.

Molto opportunamente questi giovani hanno deciso di non limitarsi al ruolo di occasionali comparse, paternalisticamente additate come potenziali vittime da salvare, ma di diventare protagonisti della scena pubblica, con tutta l’energia, l’entusiasmo e perfino quel tanto di arroganza che gli compete.

Oggi scendono in piazza a Milano i giovani di Fridays For Future, il movimento ambientalista internazionale di matrice studentesca, con alcuni dei giovani che nei giorni scorsi hanno animato Youth4Climate: la conferenza sul clima che si proponeva di fornire indicazioni al Pre-Cop26, in cui dal 30 settembre al 2 ottobre, sempre a Milano, i ministri del clima e dell’energia di circa 50 paesi discutono le misure da adottare per evitare le conseguenze catastrofiche dei cambiamenti climatici. Un passo ulteriore, che si spera decisivo, in preparazione della Cop26, la riunione dei decisori mondiali in campo climatico ed energetico, che si terrà a Glasgow dall’1 al 12 novembre.

In vista di questi appuntamenti cruciali, la discesa in campo dei giovani ambientalisti non ha soltanto il valore di una testimonianza di attenzione e di preoccupazione, ma intende assumere uno specifico valore di indirizzo. Perché questi giovani, che non hanno ancora trent’anni e che provengono da quasi 200 paesi di ogni parte del mondo, hanno elaborato e diffuso nei giorni scorsi un documento che il Ministro per la Transizione ecologia Roberto Cingolani si è impegnato a presentare ai negoziati scozzesi, dove sarà presente anche una rappresentanza degli stessi giovani delegati.

Non sorprende che in questo documento, scaturito dalla sensibilità di chi vive in prima persona le difficoltà provocate dai repentini cambiamenti climatici, i problemi delle sperequazioni globali e degli abusi climatici figurino al primo posto. Questioni gravissime e difficili da affrontare perché di carattere più politico ed economico che tecnico. Questioni di fronte a cui suonano assai meno incisivi gli appelli, contenuti nello stesso documento, perché i processi produttivi diventino a emissioni zero e perché si arrivi alla abolizione dell’industria fossile. Appelli che da tempo riecheggiano negli impegni discussi e convenuti nelle tante conferenze internazionali sul clima, ma che finora hanno letteralmente lasciato il tempo che trovano.

Più originale e incisivo risuona invece il richiamo alla giustizia climatica, che risponde alle personali e concrete esperienze dei danni provocati da siccità, alluvioni, ma anche da “genocidi” ed “ecocidi” perpetrati nel segno di uno sviluppo aggressivamente oligopolistico e denunciati in particolare dai giovani delegati brasiliani, i quali hanno ripetutamente sottolineato i rapporti tra la crisi climatica e il “nuovo colonialismo”.

A parte alcune comprensibili intemperanze espressive, non si può quindi che valutare favorevolmente questa energica e risoluta assunzione di responsabilità da parte di chi domani si troverà a confrontarsi con gli esiti incerti delle decisioni che vengono prese, o più spesso colpevolmente non prese oggi.

(gv)