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    26. Philae: Non una ma tre Discese

    Nonostante gli imprevisti, la missione di Philae può già essere considerata un successo al 100%.

    di Alessandro Ovi

    L’entusiasmo esploso dopo la verifica che realmente Philae si era posato sulla superficie della Cometa è durato poche ore… poi è arrivata la preoccupazione. Philae era ferma, era in grado di dialogare con Rosetta e quindi di far giungere a terra i dati delle misurazioni dei suoi strumenti scientifici, ma non era chiaro cosa fosse successo dopo il suo primo contatto con la superficie.

    Dai dati telemetrici che Rosetta inviava a terra si leggeva una serie di eventi inattesi….Dopo il primo contatto con la superficie, Philae era rimbalzata ben due volte spostandosi di un migliaio di metri. La cosa non era sorprendente perché con la bassissima gravità della cometa il quintale di peso di Philae è poco più di un grammo.

    La cosa era ben nota ma probabilmente non era il suo sistema di ancoraggio a non aver funzionato, ma che la superficie della cometa non era ghiacciata come si era pensato ma coperta da uno strato di polvere sul quale le viti da ghiaccio di cui sono dotati i piedi di Philae non potevano funzionare. Malgrado perciò ci fosse stato non una discesa sulla cometa, ma tre (come ha detto il capo progetto del lander, il tedesco Stefan Ulamec ) Philae era alla fine ferma e continuava a scambiare segnali con Rosetta. Buon segno, perché ciò voleva dire che la sua antenna era rivolta nella direzione giusta. Però dalle prime immagini arrivate dalla cometa si vedeva che proprio vicino al punto di discesa finale c’era una grossa roccia, alta circa tre metri, che per un certo numero di ore durante ogni rotazione della cometa avrebbe fatto ombra e impedito ai pannelli solari di Philae di ricaricare le batterie secondarie, dato che le primarie sono in grado di funzionare autonomamente per non più di due giorni.

    Le misurazioni sono comunque iniziate immediatamente con tutti gli strumenti di bordo: MUPUS, APXS, CONSERT, per lo studio della natura e delle caratteristiche della superficie della cometa. OSIRIS per raccogliere immagini. è rimasto per un po’ il dubbio se procedere all’utilizzo del trapano SD2 di Amalia Finzi per raccogliere campioni sotto la superficie e analizzarli con PTOLEMY e COSAC. La paura era che la mancanza di ancoraggio ponesse il rischio di un nuovo balzo di Philae con un punto di arrivo forse peggiore dell’attuale. La decisione è stata quella di procedere comunque e il trapano ha funzionato senza problemi.

    La raccolta dei dati continua, e a questo punto anche se la scarsa esposizione al sole non permette di andare oltre i due giorni e mezzo di autonomia delle batterie primarie, si può comunque già definire al 100% il successo della missione fino a questo punto. è comunque possibile che tra qualche tempo, avvicinandosi al sole, le batterie secondarie possano essere ricaricate e permettano l’invio di nuovi dati.

    Ricordiamo per altro che l’avvicinamento al sole è normalmente accompagnato da un incremento notevole di emissione di gas da parte della cometa, fino alla creazione della sua coda, che potrebbe benissimo catapultare Philae nello spazio… chissà forse da Rosetta relativamente al sicuro dai suoi 30 km di altezza, si potrà vedere uno spettacolo inatteso… .

    Questa missione ci ha dato tante sorprese che siamo pronti oramai a vedere di tutto.

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