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Quale energia
Dalle fonti rinnovabili all'economia dell'idrogeno
Di Ugo Bilardo il 01-01-70
è nella consapevolezza comune che per il futuro l'energia non potrà più essere largamente disponibile come per il passato e, quello che è peggio, allo stesso livello dei prezzi ai quali ci eravamo assuefatti grazie alla generosità dell'offerta di combustibili fossili negli ultimi 50 anni. Si continua a disputare sul numero dei prossimi decenni (da considerare breve termine) entro i quali si potranno ancora configurare le condizioni per un confronto produttivo tra combustibili fossili, energia nucleare ed energie rinnovabili, ma ci sono pochi dubbi sul fatto che, a lungo termine, queste ultime rimarranno la sola opzione praticabile come fonte di energia pulita e sostenibile.

Energie rinnovabili e idrogeno (o meglio, l'economia dell'idrogeno) saranno allora le fonti in grado di fornire l'energia necessaria per la realizzazione del PIL (prodotto interno lordo) a un costo che, per esempio nei paesi ad alto reddito dell'area OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), è stato valutato (A. Verbruggen, 2006) intorno al 3,4 per cento dell'unità di PIL. Detto in altro modo, esse saranno le backstop supply technologies che, secondo la definizione introdotta negli anni del primo shock petrolifero dall'economista B. Nordhaus (1973), sono le tecnologie che possono fornire una quantità «illimitata» di energia a un dato costo (alto o molto alto). Se si volesse attualizzare la già significativa aggettivazione illimitata, che rispondeva allora alla prevalente preoccupazione degli anni 1970, la si dovrebbe integrare oggi con qualificazioni più rassicuranti sotto altri aspetti, quali globalmente accessibile, pulita, sostenibile.
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