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Rimuovere i ricordi Nuove ricerche dimostrano che è possibile imparare a cancellare ricordi. I ritrovamenti offrono nuove possibilità terapeutiche per lo stress post-traumatico. Si può imparare a dimenticare attivamente ricordi specifici, attenuando l’attività mentale in determinate regioni del cervello. Questa scoperta potrebbe offrire nuove possibilità nella terapia dello stress post traumatico (PTSD), nella forma di farmaci che prendono di mira queste regioni del cervello, oppure di terapie comportamentali in grado di aumentare la capacità di una persona di sopprimere determinati ricordi. Un farmaco che agisce con meccanismi simili ha già mostrato dei primi segnali positivi nei pazienti.
“Sembra che ci sia un meccanismo cerebrale per indebolire la persistenza di un ricordo,” dice Marie Banich, direttore dell’ Institute of Cognitive Science all’Università del Colorado, Boulder, nonché coordinatore del progetto. “Inoltre, i dati mostrano che che è un processo apprendibile, a indicare che nella terapia potrebbe essere utilizzato un controllo attivo della memoria.”
Nell’esperimento, pubblicato su Science, dei volontari hanno mandato a memoria coppie di immagini, una di un viso, l’altra di un’immagine sgradevole, tipo un incidente automobilistico o di un’operazione chirurgica. I ricercatori hanno quindi mostrato ai volontari le foto dei volti, chiedendo alternativamente di cercare di ricordare o di sopprimere l’immagine associata al volto. Utilizzando la risonanza magnetica funzionale (fMRI) per analizzare la risposta del cervello, i ricercatori hanno evidenziato che quando i volontari riuscivano a dimenticare il ricordo, l’attività cerebrale in svariate parti del cervello era attenuata. Tra queste vi era l’ippocampo e l’amigdala, associate alla memoria ed alle emozioni.
Inoltre, si è visto che nel tempo l’attività cerebrale si modificava mentre veniva richiesto più volte ai volontari di cercare di dimenticare lo stesso ricordo. L’ippocampo, il centro della memoria, diveniva meno attivo all’aumentare dei tentativi. Invece, la corteccia prefrontale, coinvolta nel controllo cognitivo, diveniva più attiva al susseguirsi dei tentativi, indicando che stava imparando a controllare le parti adibite alla memoria del cervello.
Questi ritrovamenti potrebbero aiutare a sviluppare nuove terapie. “Conoscendo l’identità dei sistemi neurobiologici è possibile mettere a punto terapie contro ricordi invasivi,” dice Michael Anderson, ricercatore all’Università dell Oregon, Eugene. “Sappiamo che la corteccia prefrontale è coinvolta nella soppressione volontaria della memoria, questo ci potrebbe aiutare a sviluppare un farmaco in grado di facilitare la capacità di rimuovere ricordi indesiderati.”
I ritrovamenti potrebbero portare anche a terapie non farmacologiche. Se la soppressione di ricordi è una tecnica che si può migliorare facendo pratica, come suggerito dalla ricerca, i pazienti affetti da PTSD potrebbero imparare a controllare meglio i loro ricordi indesiderati.
La soppressione dei ricordi a fini terapeutici è un argomento molto dibattuto tra gli specialisti. Per molti, come credeva anche Freud, è estremamente dannoso, contribuendo a livello subconscio a generare ansia. Molti psicologi che curano pazienti affetti da PTSD specificano che il loro obiettivo non è di cancellare ricordi, ma di attenuarne il carico emotivo. “Non si può cancellare un forte trauma dalla memoria di una persona,” dice Katherine Putnam, psicologa alla Boston University Medical School. “L’obiettivo è di ri-contestualizzare i ricordi per otterere un certo distacco.”
Studi preliminari con un farmaco attualmente utilizato per problemi cardiaci e per ansia, sembrano confermare proprio questo effetto. I ricercatori, somministrando il propranolol a volontari che avevano subito un trauma, hanno rilevato che nei pazienti era alterato il modo in cui ricordavano l’avvenimento: potevano ricordare i dettagli, ma la risposta emotiva era attenuata.
Anche se il meccanismo di funzionamento del farmaco non è noto, si pensa che interferisca con il modo in cui i ricordi vengono immagazzinati dopo essere stati ricordati. Ricerche recenti hanno dimostrato che i ricordi non sono scolpiti nel marmo; a differenza di un video, un ricordo deve essere riorganizzato e riarchiviato ogni volta che viene ricordato, rendendolo soggetto a modifiche.
Pur essendo interessanti e promettenti, queste scoperte sono ancora lontane dall’applicazione clinica. Il propranolol necessita studi piü dettagliati, e l’approccio non farmacologico deve dimostrare di essere applicabile con efficacia alle vittime di traumi.
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