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Francesco Spina è candidato all’edizione 2017 del premio Giovani Innovatori
Il progetto di Spina utilizza la sinterizzazione come tecnica di produzione additiva per la trasformazione della sabbia in roccia solida, senza bisogno di altri leganti, consentendo la creazione di strutture complesse mediante l’energia del Sole e materiali trovati localmente.
Di MIT Technology Review Italia il 31-05-17
Il candidato

Nato ad Oria, in Puglia, nel 1984, Francesco Spina è un ingegnere aerospaziale, il cui lavoro mira a consentire una esplorazione dello spazio e una utilizzazione delle sue risorse in modo più sostenibile e accessibile, accelerando nel contempo applicazioni utili della tecnologia spaziale sulla Terra.

Spina ha studiato in Italia, Germania, Svezia e Francia, laureandosi in Ingegneria Aerospaziale presso il Politecnico di Torino, in Space Engineering presso la Luleå University of Technology, Svezia, e in Astrophysics and Space Instrumentation presso l’Université Paul Sabatier Toulouse III, Francia.

Ha inoltre conseguito il Diploma in Chitarra Classica presso il Conservatorio Niccolò Piccinni di Bari.

Fino a febbraio 2016 ha lavorato come Future Space Missions Engineer nel team SpaceShip EAC presso lo European Astronaut Centre dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) a Colonia, Germania, dove si è occupato dello sviluppo di tecnologie innovative per le future missioni umane sulla Luna e su Marte.

Il suo impegno di ricerca concerne la convergenza di diverse tecnologie esponenziali per affrontare alcune delle  maggiori sfide del futuro.

Nel settembre 2015, è stato insignito dalla NASA, a New York, del terzo premio nella NASA 3D Printed Habitat Challenge con il progetto LavaHive, che combina tecniche di stampa 3D e materiali reperiti localmente, o riciclati, per costruire un habitat umano su Marte.

Nel dicembre 2015 ha vinto il secondo premio e il premio del pubblico nella Moon Challenge della European Space Agency con il progetto HARVeSt, una missione destinata a dimostrare tele-operazioni di sistemi robotici dall’orbita lunare e crescita di vegetali nell’ambiente ostile della Luna.

Nel 2016 è stato selezionato da Google, tra oltre 5mila candidati provenienti da tutto il mondo, per una borsa di 40mila dollari, che gli ha consentito di frequentare il Global Solutions Program della Singularity University presso il centro di ricerca NASA Ames in Silicon Valley, USA, dove ha lavorato su soluzioni tecnologiche che possano avere un impatto positivo su almeno un miliardo di persone entro i prossimi dieci anni.

Il progetto

Il progetto di rifugi stampati in 3D in zone di guerra, deserti e ambienti estremi utilizza la sinterizzazione come tecnica di produzione additiva per la trasformazione della sabbia in roccia solida, senza bisogno di altri leganti, consentendo la creazione di strutture usando semplicemente l’energia del Sole e materiali reperiti localmente.

Combinando i progressi nella stampa 3D, AI e robotica per la costruzione autonoma ed utilizzando materiali locali, questa tecnologia ha un enorme potenziale per digitalizzare la costruzione, ridurre i rifiuti e le emissioni di gas a effetto serra, produrre alloggi e infrastrutture completamente ecocompatibili.

La prospettiva a lungo termine del progetto prevede anche un sistema robotico autonomo per costruire insediamenti spaziali che, sempre utilizzando materiali locali, possano eliminare la dipendenza dalla Terra, accelerando la presenza umana permanente su altri corpi celesti ed aprendo la strada allo sfruttamento delle risorse spaziali, con un mercato stimato in più di 100 trilioni di dollari.

Inizialmente, questa tecnologia, in deserti e zone di guerra, potrebbe rappresentare una soluzione ideale per la costruzione autonoma di rifugi di emergenza semi-permanenti in campi profughi, di solito localizzati in aree dove le sabbie sono abbondanti e dove è molto difficile trasportare materiali da costruzione.

Con ulteriori progressi, questa tecnologia potrebbe rivoluzionare in tempi brevi l’industria delle costruzioni, eliminando la necessità di trasportare materiali, acqua e altre forniture al cantiere.

Sulla base del Construction Intelligence Center Global 50, si prevede che l’industria globale delle costruzioni crescerà dagli 8,5 trilioni di dollari nel 2015 ai 10,3 trilioni di dollari nel 2020.

Si prevede anche che le industrie delle costruzioni nel Medio Oriente e in Africa siano già a breve termine (tra il 2016 e il 2020) quelle con la maggiore crescita. La presenza locale di sabbia abbondante rende questi paesi particolarmente adatti all’adozione di questa tecnologia.
  • Francesco Spina
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