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iaaPWfQI di netta92dolce 2011-11-18 21:02:42
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ciao a tutti,
non lavoro nel MIT ma in un'azienda italiana che produce elettrodomestici. Da qualche tempo sto lavorando ad un progetto che ho chiamato "strumenti di costruzione di massa" di cui vi accenno brevemente.
Nell'attuale contesto collaborativo in cui stiamo vivendo, anche le macchine "intelligenti" possono contribuire e cooperare per uno sviluppo sostenibile dialogando e scambiando informazioni con tutti e tutto ciò che è intorno a loro. In questo mondo interconnesso infatti i frigoriferi possono bilanciare la rete, modulando il loro comportamento in base alla disponibilità o meno di energia elettrica e le lavatrici possono suggerire di iniziare un lavaggio quando l’energia è più economica o proveniente da fonti rinnovabili.
L'idea a cui sto lavorando è quella di utilizzare gli elettrodomestici, connessi alla rete (internet), per scambiare informazioni dirette relative alla potabilità delle acque o indirette nel caso di inquinamento atmosferico o degli ambienti di lavoro.
Per esempio una lavabiancheria o una lavastoviglie, caricando l’acqua direttamente dall’acquedotto cittadino, potrebbero inviare ad un sistema di elaborazione dati remoto le informazioni sulla potabilità dell'acqua. Di frequente infatti, l’acqua del rubinetto viene bevuta dai cittadini e nel caso di presenza di sostanze inquinanti, questo sistema sarebbe in grado di avvisare gli abitanti in tempo reale inviando l’informazione all’interno delle case attraverso i display degli elettrodomestici.
Pensiamo quale effetto questa applicazione potrebbe avere nei paesi in via di sviluppo, che frequentemente dispongono di un’infrastruttura per le telecomunicazioni, ma non di un sistema idrico. In queste realtà l’acqua viene portata all’interno delle case o dei villaggi raccogliendola manualmente dai fiumi o dai laghi non controllati e soggetti a contaminazioni batteriche di vario tipo. Il monitoraggio dello stato delle acque, attraverso elettrodomestici alimentati ipoteticamente con pannelli solari, potrebbe evitare la diffusione delle epidemie che sono molto frequenti in quei paesi.
Quello che sto cercando quindi è un sensore a basso costo da mettere negli elettrodomestici per analizzare le condizioni dell'acqua. Ho letto di bionanofiltri capaci di analizzare microrganismi acquatici ma vorrei più informazioni per indirizzare la riceerca verso soluzioni affidabili e a basso costo visto. Potete aiutarmi?
ciao
grazie
m
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Chissà... chissà... come andrà a finire.
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E 'semplicemente fantastico! Questa è un'informazione molto utile. Grazie.
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Grazie di flem 2011-10-27 11:46:20
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Questa è sicuramente un'informazione molto utile. Grazie mille per la condivisione.
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Vorrei porre alla Vostra attenzione questa mia nuova scoperta per sfruttare una nuova fonte di energia.
Si sa che il pianeta è invaso continuamente dai raggi cosmici, i quali una entrati in atmosfera terrestre si scompongono in diverse particelle cariche di energia.
Chiaramente siamo solo all’inizio, ma se approfondita porterà dei notevoli benefici.
Vi invito a consultare la pagina web : http://www.ermy.it/GreenEnergy.htm
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questo prototipo si può costruire per generare idrogeno da utilizzare nei veicoli a motore?
infotek.italia@gmail.com
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http://www.nventawires.it/index.php/naviga-per-marche/meraki.html
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Non sono ricercatore all'MIT ma sono cmq un espatriato per lavoro in Colorado. Non rientrerei mai in Italia a vivere. Va giusto bene per farci le vacanze. Troppe rogne su tutto che ti distraggono in continuazione dal lavoro. Viene tutto preso sul personale e diventa tutto una questione tra me e l'altro. A questo si aggiunge un sistema dove per non fare il dipendente devi assumere un commercialista aprire partita iva e farti risucchiare dalla burocrazia erariale....lasciamo stare, poveri voi.
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Idem dalla Nuova Zeland. L'italia è la morte del lavoro, dell'iniziativa. Tutto per conoscenze, per amichetti, per favoritismi. Solo a pensarci mi sembra incredibile!
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Delle energie rinnovabili che avete bocciato il nucleare?
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Sarebbe da capire come nei paesi dove si fa ricerca quanto conti il supporto dello stato vs quello delle aziende private? Grazie al Berlusconismo è cresciuta una generazione di imprenditori corrotti e ladri che vengono in continuazione presi con le mani nel sacco. Io credo che avendo dei capi d'industria così ci sia poca speranza per la ricerca italiana supportata dalle aziende.
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asi sanguigni sintetici da preparare in anticipo e disponibili ad essere conservati fino al momento dell’utilizzo in operazioni chirurgiche come operazioni al cuore, emodialisi – la pulizia del sangue in caso di insufficienza renale – ed altre procedure. Laura Niklason, anestesista ed ingegnere biomedico presso Yale University, ed i suoi collaboratori sono riusciti a coltivare vasi sanguigno a partire da cellule umane per poi testarli su babbuini, a dimostrare che non provocano reazioni immunitarie ed evitano le complicazioni comuni ai vasi sintetici, come coagulazione, danni d’integrità, o contrazione sul lungo termine. I ricercatori sperano che questi studi possano dimostrare che i vasi sono sufficientemente sicuri da guadagnarsi il permesso della U.S. Food and Drug Administration necessario a dare il via ai test clinici. In caso di bypass aorto-coronarico, i medici sono usi raccogliere vasi da un arto del paziente per eludere arterie bloccate. Pazienti affetti da malattie dell’apparato circolatorio o che abbiano già subito interventi simili però. Potrebbero non avere a disposizione vasi sanguigni adeguati. Le alternative a disposizione comportano delle complicazioni: l’impianto di graft da donatori è spesso soggetto a rigetto da parte del sistema immunitario del paziente, vasi sanguigni artificiali di plastica accumulano facilmente coaguli e danno altri problemi, mentre la coltura di vasi ottenuti da tessuti del paziente stesso richiedono 6 mesi per arrivare a maturazione. "I graft artificiali sono soggette a coaguli ed occlusioni perché non sono tessuto," afferma Niklason, in particolare quando si fa uso di plastica. Niklason afferma di aver risolto questo problema, creando dei vasi ricavati da tessuti viventi, ma conservabili e non rigettati dal sistema immunitario. Applicando una tecnica da lei sviluppata al MIT negli anni ’90, i ricercatori disseminano scaffold tubolari con cellule di tessuto muscolare liscio. Le cellule secernono collagene ed later molecole di tessuto connettivo attorno agli scaffold, andando così a formare un vaso sanguigno. Al venir meno degli scaffold, i vasi vengono lavati con un detergente porta via le cellule, lasciandosi dietro i tubi fibrosi di collagene. Poiché i tubi non contengono cellule viventi, non scatenano una reazione immunitaria, e possono essere conservati per più di un anno. Il gruppo aveva già in passato creato vasi sanguigni da numerose specie animali differenti, incluse versioni canine di bypass cardio-polmonare. Ora, in una relazione pubblicata su Science Translational Medicine, i ricercatori raccontano di aver per la prima volta creato vasi sanguigni facendo uso di cellule umane. Hanno utilizzato i vasi per connettere un’arteria ed una vena in un babbuino, creando una struttura chiamata fistula ad imitazione dell’impianto necessario ai pazienti in emodialisi, che hanno bisogno di inserire un ago in simili nessi due o tre volte alla settimana per filtrare il proprio sangue. Inoltre, se versioni precedenti dei vasi sanguigni richiedevano diverse settimane di attesa perché l’interno dei vasi venisse ‘personalizzato’ da cellule del paziente stesso, un procedimento che le rende meno soggette a coaguli, questi vasi per emodialisi non richiedono trattamenti simili. "Ciò significa che promettono di poter essere immediatamente disponibili per il paziente," afferma Shannon Dahl, ingegnere biomedico tra i co- fondatori della compagnia di biotecnologia Humacyte, assieme a Niklason ed un altro collega impegnato a portare il prodotto sul mercato. La Humacyte ha in programma di cominciare a testare il proprio prodotto sui pazienti in emodialisi, nonostante Dahl si astenga dal fornire delle date di riferimento per i test clinici. I ricercatori sperano di poter testare i vasi per operazioni cardiache, ma vogliono prima dimostrare che il prodotto è sicuro ed efficace. "Desidero arrivare al bypass coronarico ad un certo punto, ma dobbiamo prima dimostrare che si tratta di una terapia buona e sicura a partire da later locazioni anatomiche," dice Niklason. Un graft per emodialisi è molto più semplice da rimuovere rispetto ad un graft bypass in caso di infezioni o di altri problemi. Il fatto che I ricercatori abbiano fatto uso di babbuini rappresenta un altro punto a favore prima del passaggio ai test su umani, afferma David Putnam, ingegnere chimico presso la Cornell University impegnato in studi sui biomateriali. Questo perché le dinamiche del flusso sanguigno nei babbuini sono un buon modello di ciò che avviene negli umani, continua. "Si stanno muovendo molto bene, con molta attenzione. Stanno costruendo una casa con mattoni particolarmente saldi," afferma. "Ed il prossimo passo sono gli umani."
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Se vuoi postare un tema fallo in classe!! Questo è un forum!
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l 26 marzo è stato da molti ricordato per la ricorrenza del venticinquesimo anniversario dall'incendio e dalla fusione del nucleo nel reattore numero quattro della centrale di Chernobyl.
Ancora oggi, il sito necessita di enormi attenzioni per impedire al materiale nucleare rimanente di sfuggire.
A qualche mese dalla catastrofe, i tecnici ultimarono il “sarcofago” in cemento per isolare il reattore, ma da allora la struttura ha cominciato a manifestare segni di usura. E' crepato e permette alle intemperie di penetrare ed alla radioattività di fuoriuscire.
La struttura gialla di supporto visibile nella foto è stata aggiunta tre anni fa per stabilizzare il sarcofago ed impedirne il collasso. Ora, gli ingegneri finanziati dalla European Bank for Reconstruction and Redevelopment, con il contributo della Commissione Europea e di paesi tra i quali gli Stati uniti (che finora hanno raccolto 1.8 miliardi di Dollari), stanno lavorando su due importanti compiti rimasti.
Sotto la guida del consorzio Novarka, stanno costruendo nuove strutture di stoccaggio per il combustibile nucleare esaurito proveniente dagli altri reattori presenti nel sito. Novarka si sta inoltre cimentando in uno dei progetti di costruzione più complessi mai visti per realizzare un sigillo da sovrapporre al sarcofago crepato. In un sito adiacente, un gruppo di operai sta costruendo le fondamenta di una struttura in acciaio alta 100 metri che verrà trascinata sopra al reattore, dove dovrà rimanere fino a quando non sarà possibile procedere con lo smantellamento, tra 100 anni.
Le fondamenta in cemento rinforzato per questa struttura, denominata New Safe Confinement, sono visibili in primo piano nell'immagine. La trincea in ghiaia visibile sulla destra e' parte del tracciato sul quale verrà fatta scivolare la maestosa struttura.
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Per il rapporto tra tecnologia e società gli ultimi due mesi sono stati davvero straordinari. Sono arrivati ben due Cigni Neri (penso al Black Swan del libro di Nassim Nicholas Taleb: un evento totalmente imprevedibile con conseguenze drammatiche sulla società). La rivoluzione a catena in tanti paesi del Nord Africa e del Medio Oriente; la catastrofe nucleare di Fukushima, seguita a terremoto e tsunami, sono esempi perfetti di questo fenomeno. Nessuno aveva previsto nemmeno lontanamente che potessero succedere e nessuno aveva neppure immaginato conseguenze tanto dirompenti.
Perché per questi due Cigni Neri è stata tirata in ballo la tecnologia? Perché per il primo si è pensato a un grande ruolo giocato da Internet per coagulare e diffondere protesta e ribellioni popolari contro regimi totalitari totalmente illiberali e non democratici. Per il secondo invece ci siamo resi conto che la tecnologia, quando si tratta di energia nucleare, non è sufficiente a proteggere da disastri gravissimi neppure nel paese forse più “tecnologico” del mondo, come il Giappone.
Di entrambi gli argomenti cominciamo a occuparci in questo fascicolo, nella speranza che agli interventi pubblicati, ai quali ne seguiranno altri sia sui prossimi fascicoli, sia in Rete, possa fare seguito un dibattito rigoroso, come rigorosa deve essere la rivista che fa capo al MIT.
Partiamo da Internet e democrazia (questo è il termine che si è usato a partire dall’avvio delle dimostrazioni in Tunisia). La prima tentazione è stata quella di glorificare il ruolo della tecnologia quale elemento determinante dei primi successi: la cacciata di Ben Alì e Mubarak. Ma, come si può leggere in un’analisi critica più approfondita nell’intervento di questo fascicolo, dal titolo Internet e la rivoluzione, il problema non è così lineare.
Il ruolo di Internet e più in generale quello di tutti gli strumenti digitali, dai telefoni cellulari alle TV satellitari, non va sempre nella direzione di aiutare chi protesta. Tanto dipende dal contesto culturale e storico in cui il fenomeno della protesta si sviluppa e soprattutto dal livello di sofisticazione del governo che viene attaccato. Sofisticazione che può arrivare, in alcuni casi reali osservati di recente, non solo alla capacità di bloccare l’accesso a contenuti indesiderati sulla Rete, ma anche alla identificazione e all’arresto di chi li ha prodotti, o addirittura alla possibilità di alterare i messaggi “eversivi”, in modo da renderli innocui, prima ancora che vengano realmente diffusi, siano email, tweets o blogs.
La conclusione dell’analisi pubblicata è che bisogna fare molta attenzione, prima di attribuire a Internet un ruolo di Messia della Democrazia, perché “la guerra per il controllo di Internet, nel suo uso ‘politico’, è solo all’inizio”.
Non dissimile, nel guardarsi da una fiducia cieca nella tecnologia, è il caso della centrale nucleare giapponese. Può apparire strano che una rivista come la nostra abbia un simile dubbio, ma strano non è se, come nel caso di Internet, un’analisi seria mostra che non è corretto estrapolare il puro fatto tecnologico dal suo contesto storico, sociale e culturale.
Il caso di Fukushima ha messo in evidenza che lo sfruttamento pacifico della energia nucleare ha ancora due problemi da risolvere: quello della paura per le catastrofi, per quanto improbabili siano, e quello dei costi a esse collegati. La paura per eventi molto improbabili, dicono i semplificatori a oltranza, è un fatto emotivo e la società dovrebbe superarla per godere di benefici di altro tipo, invece sono certi. Tanti casi però dimostrano come la paura sia uno stimolo che spesso ci aiuta a non metterci nei guai e che non la si può trascurare. Studi cui ho partecipato proprio al MIT dal lontano 1972, mostravano molto chiaramente che la paura (nei termini tecnici della teoria della decisione: l’“avversione al rischio”) ha aspetti diversi in funzione della gravità dell’evento che si teme, per quanto bassa sia la sua probabilità, e in funzione della possibilità di poterlo o non poterlo controllare, qualora si verifichi.
Il nucleare presenta, da questo punto di vista (erroneamente definito “solo emotivo”), entrambi i problemi e Fukushima lo ha chiaramente dimostrato. Una centrale nucleare non è come una a carbone o a gas che, una volta spenta, molto rapidamente non produce più calore. Una centrale nucleare, quando si blocca la reazione di fissione, calando completamente le barre di controllo, in realtà continua per lunghissimo tempo a produrre energia proveniente, sotto forma di radiazione, dai prodotti di fissione contenuti nel suo combustibile, che pure “non brucia” più, e per lunghissimo tempo deve continuare a essere raffreddata, presentando sempre un certo rischio di emissioni radioattive nell’aria, nel terreno, nell’acqua, se qualcosa non ha funzionato. È questo “lunghissimo tempo” di un rischio di esposizione a radiazione, che rende il nucleare diverso dalle altre fonti di energia e che di fatto fa paura.
Possiamo anche spiegare alla gente che sono assai di più i morti certi, ogni anno, da incidenti in miniere di carbone o da malattie polmonari per la contaminazione atmosferica da combustione di combustibili fossili. Questi sono “rischi distribuiti”, di ‘bassa intensità’, anche se con una certa probabilità di accadere (ci sono anche tanti che continuano a fumare e non hanno paura, sbagliando, ovviamente). Ma il rischio del nucleare è, in termini tecnici, “ad altissima intensità”, anche se a bassissima probabilità. Per di più, come ha dimostrato Fukushima, quando arriva il Cigno Nero, si ha la sensazione, a tratti e non solo a tratti, che la situazione sia fuori controllo, che gli operatori perdano la testa, che i capi raccontino bugie, che la tragedia diventi all’improvviso possibile. Che il reattore, anche se apparentemente spento, sia come un animale addormentato che può svegliarsi da un momento all’altro. Allora la paura non può non crescere e bisogna non “dileggiarla”, ma tenerne conto, se si vuole energia dal nucleo dell’atomo.
Tenerne conto vuole dire sostenere con nuove misure di sicurezza ulteriori costi rispetto a quelli già enormi dei doppi contenimenti, delle ridondanze dei sistemi di controllo, di raffreddamento, di stoccaggio degli elementi di combustibile esausti. È probabilmente questo che deriverà dagli studi in corso nel periodo di moratoria che tutto il modo si è dato per capire meglio. Ma la probabilità zero di incidente catastrofico sarà sempre più difficile da ottenere, perché bisognerà davvero premunirsi contro l’impossibile. E la paura non se ne andrà mai del tutto.
È chiaro che la riflessione così avviata va molto al di là della tecnologia. La recente decisione del governo italiano di cancellare il programma nucleare non riduce l’importanza dell’argomento a livello globale. Anche perché, se tra qualche mese tutto venisse rimesso in moto, nessuno lo considererebbe un Cigno Nero. Tuttavia, dando modo all’Enel di raccontarci, nelle pagine che seguono, il suo modo di vedere il futuro, speriamo di rimettere la tecnologia al centro della discussione, sia pure con tutto il rispetto per il contesto sociale, economico ed emotivo che un tema di tanta rilevanza merita.
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Da dove vengono i Cigni Neri?
di Alessandro Ovi
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Gianpiero Jacobelli
La Germania ha annunciato che dal 2022 farà a meno dell’energia atomica. Vi proponiamo un nostro reportage nelle viscere del deposito Asse II di Hannover, in Germania, dove sono stati stoccati oltre 100mila fusti radioattivi, all’interno di una vecchia miniera di sale.
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Meno male! Speriamo segua anche la Francia. Non sono riusciti a evitare incidenti gli iper precisi e iper tecnologici giapponesi immaginatevi con la cialtroneria ben nota a livello mondiale dell'italia cosa potrebbe accadere nelle nostre centrali. Il 12 giugno valutate bene se volete l'Impregilo o altri appaltatori, che non riescono a fare marciapiedi che non si sciolgono al sole, che ci costruiscano centrali nucleari vicino a casa nostra.
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Anche la Svizzera ha appena annunciato che per il 2024 chiuderà le centrali. Noi le avrevo giusto quando loro metteranno in disuso le loro! Applausi.
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Incredibile che il nostro governo che non riesce a smaltire i rifiuti ordinari del mezzogiorno voglia prendersi la briga di smaltire rifiuti nucleari.
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Sempre meno forze per la ricerca scientifica in italia, forse è il momento di emigrare all'MIT?
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How is research in italy lately?
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You're the geretast! JMHO
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Grazie per questo spazio a breve scriverò qualcosa.
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Riceviamo da Luca Longo un interessante commento a "Internet e le rivoluzioni in Nord Africa e Medio Oriente” che, nella sua edizione completa (assai ricca di links), si può leggere andando a:
http://www.longoluca.it/RP/SpuntiInternetRivoluzioniAfricane.rtf
http://www.longoluca.it/RP/SpuntiInternetRivoluzioniAfricane.doc
E’ certamente vero che non esiste una correlazione fra gli indici del benessere di cui gode una popolazione e il contributo della Rete al cambiamento sociopolitico in quell’ambiente. I cittadini USA dispongono di consolidati e diffusi strumenti di monitoraggio e controllo dell’agire politico dei propri leaders. Strumenti spesso non super partes ma guidati da gruppi di potere, certo. Ma e’ la stessa pluralità di questi strumenti che permette un relativo bilanciamento ed offre al cittadino la possibilità di informarsi, di comunicare ma anche di esercitare pressioni sui candidati ( ne è un esempio l’intelligente uso dei social network da parte del “Tea Party”, scegliendo i canali e i contenuti che ritiene a lui più affini).
Forse il momento in cui Internet ha inciso più profondamente sulla politica USA e’ stato raggiunto durante le elezioni del 2004 e Ma e’ anche vero che Howard Dean, che vi aveva scommesso in modo più massiccio e, ammettiamolo, più rivoluzionario di tutti gli altri contendenti, fu sconfitto già alle primarie del Partito Democratico. E’ noto che le campagne successive, soprattutto quella di Obama 2008, hanno dimostrato che la Rete può essere un ottimo strumento per il micro fund raising,
D’altra parte, nei Paesi dove, per motivi storici o culturali, gli strumenti democratici disponibili in molte nazioni occidentali sono carenti o sono repressi dal regime in carica, la Rete può offrire una grande opportunità di comunicazione e di aggregazione democratica.
Ad esempio, nel mondo arabo, in Egitto in particolare, esiste una "tradizione" di dissidenza via Blog molto consolidata. Alaa Abd el Fatah (piu' volte incarcerato, poi trasferitosi prima in
Italia poi in Sudafrica, infine rientrato in Egitto durante la rivoluzione) e sua moglie Manaal gestiscono un blog che è stato per anni un punto di riferimento e di indicizzazione, anche degli altri siti.
Da questo punto di vista, credo che il caso italiano possa essere considerato eccezionale dove la rete può fare ancora molto nel raccogliere e organizzare l’insoddisfazione dei cittadini.
Naturalmente, un canale organizzativo così efficace nell’organizzazione delle opposizioni, non può, proprio per questo, non attirare la preoccupata attenzione di chi detiene il potere.
Il primo serio sistema di monitoraggio globale dell’informazione digitale, conosciuto almeno superficialmente come “Progetto Echelon”, nacque negli anni sessanta proprio nello stesso periodo in cui andavano diffondendosi i primi strumenti di comunicazione digitale. Ma la disponibilità di computer sempre più veloci e di nuove tecniche di scansione, traduzione e riconoscimento vocale, ha prodotto un salto quantico nel livello e nella sofisticazione dei possibili monitoraggi.
Ne è nata, così, una corsa tecnologica fra governi che cercano di “regolamentare”, cioè di reprimere o almeno di controllare, nuovi canali di informazione e oppositori che cercano di aggirare gli ostacoli posti dai primi e di creare nuovi canali liberi da intralci.
Contrariamente a quanto l’osservatore europeo potrebbe immaginare, in tutto il nord africa e nel medio oriente esisteva già una tradizione di dissidenza e organizzazione politica via blog attiva ed operativa da parecchi anni, ed altrettanto attivamente repressa dai governi.
Nonostante questo, il network funzionava abbastanza bene: il più scalcinato caffè del Cairo disponeva di un Wi-Fi libero già da diversi anni. Uno studio della RAND Corporation del 2005, mostra a quale profondità la Rete fosse già allora penetrata in quelle zone.
Segnalo questa interessante infografica che evidenzia l’elevata penetrazione dei cellulari
http://afrographique.tumblr.com/post/4313195009/infographic-depicting-the-top-10-mobile
e del più popolare fra i social network
http://afrographique.tumblr.com/post/4137819613/comprehensive-infographic-of-facebook-penetration
proprio nei Paesi dove si sono verificate le rivoluzioni:
La storia recente dimostra che Twitter e le App per il social network integrate negli smartphones più che il “vecchio” Facebook sono stati efficaci strumenti di informazione ma soprattutto di aggregazione; prima in Tunisia, in Egitto ed ora inLibia
I blocchi su Internet, cellulari e tv frettolosamente attuati dai governi africani in difficoltà non sono comunque serviti a nulla (anche perché, fra gli oppositori c'erano i veterani che non solo hanno riattivato con successo le vecchie tecnologie dial-up via BBS risalenti alla preistoria della comunicazione digitale, ma sapevano anche scrivere un volantino e diffonderlo via fax). Non dimentichiamo gli ingegnosi escamotages offerti da Twitter e da Google per aggirare il blackout Internet (trucchi per inviare file audio da telefono fisso sul micro-blog.
Se, infine, un regime in carica è in grado di controllare efficacemente e completamente il network sia dal punto di vista volumetrico (controllo dei server di comunicazione interni) che perimetrale (controllo delle dorsali che attraversano le frontiere allora non solo può limitarsi al monitoraggio ma può intervenire direttamente sull’informazione trasmessa, bloccandola o addirittura alterandola allo scopo di individuare, isolare ed infine neutralizzare chi ritiene una minaccia al proprio potere.
I regimi autoritari, fra questi e la Cina, sembrano aver capito da anni l’importanza di tenere in pugno la Rete per lo spionaggio “tradizionale” ai danni delle nazioni concorrenti:, Ma hanno dimostrato di saper impiegare altrettanto efficacemente le stesse tecnologie per isolare e reprimere l’opposizione interna. e soprattutto per controllare gli oppositori. (a volte in maniera apparentemente dilettantesca come quando, poche settimane fa, la Cina ha bloccato la ricerca della parola “Egitto” sui motori di ricerca)
La repressione e la neutralizzazione degli avversari politici tramite tecnologie telematiche è solo la fase attuale di un processo evolutivo. In una implementazione perfetta delle teorie darwiniste, chi non si dimostra in grado di stare al passo con le nuove potenzialità offerte dal progresso è destinato a soccombere, come, del resto, è sempre successo anche in era pre-telematica. Porto come esempio le cosidette nuove Brigate Rosse italiane, tradite proprio dalla loro ignoranza e dal loro uso ingenuo delle nuove tecnologie di allora:.
E’ prevedibile che questo processo evolutivo porterà a un uso più intelligente della Rete da entrambe le parti:
Da anni si osserva un pericoloso ma progressivo scivolamento dall’uso della Rete come strumento di ricerca attiva ad un uso più passivo volto alla mera fruizione di contenuti video. La TV è ormai morta. E sembrerebbe che lnternet stia regredendo in un nuovo media monodirezionale: una “TV 2.0” !
Ma è anche vero che gli insorgenti nordafricani hanno saputo dimostrare al mondo di saper fare uso di queste stesse tecnologie per organizzarsi e rovesciare regimi che fino a pochi mesi fa sembravano immutabili. Sono stati loro i primi rivoluzionari di Internet, e tutto lascia pensare che non saranno gli ultimi.
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La St Microelectronics, che viene accreditata dalla I-Supply del 50% del mercato mondiale degli accelerometri (il più diffuso tra questi sensori) oggi produce al ritmo di 700 milioni di componenti all'anno. Fenomenali!
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Non è ancora abbastanza: vanno integrati sistemi con una capacità di previsione che garantiscano un anticipo sufficiente a prendere misure adeguate.
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Se nn ci sono riusciti i super tecnologici giapponesi chi altro ci puo' riuscire?
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che ho avuto modo di leggere e che condivido su diversi pnti ma non tutti.
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ho trovato che è possibile leggere online i brevetti indiani originali. Sono in lingua inglese.
http://brevettieinvenzioni.blogspot.com/2010/09/ricerca-brevetti-indiani.html
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Grazie per la segnalazione
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l'immobiliare è stato un anno mirabilis, che orami sembra un ricordo passato
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Ormai siamo al punto che i Cinesi sono pure più Eco di noi!
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Magari fosse solo questo: siamo arrivati al punto in cui la ricerca di punta (a livello mondiale) e' portata avanti dalla Cina!
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Avessimo le possibilità che hanno anche loro.
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Tra i collaboratori alla ricerca anche Zeno Lavagnino tesista del Dipartimento di Fisica dell'Universita' di Genova e Emiliano Ronzitti, dottorando SEMM-IIT.
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L’annuncio di un ordine di produzione di ben 5 milioni di iPhone da parte di Apple, nei confronti di Quanta, è il nuovo capitolo che si va ad inserire nella lunga “epopea” riguardante lo smartphone di Cupertino. La notizia è apparsa quest’oggi su Digitimes.
Secondo il Commercial Times cinese, il nuovo partner produrrà un iPhone con funzioni simili a quello di Foxconn, ma con un design differente per poter rispondere ai gusti di mercati diversi da quello statunitense.
Le palesi differenze tra il mercato USA e quello europeo, da tempo emerse anche in queste pagine, troverebbero in questo possibile restyling dell’iPhone la loro cassa di risonanza: operatori telefonici diversi con i conseguenti piani telefonici differenti; date di lancio e disponibilità “dilatate” in tutto l’anno solare. Ora anche un iPhone diverso.
Mi chiedo: l’acquirente europeo è realmente così “distante”, da quello statunitense, da poter giustificare strategie promozionali differenti, nonché un vero e proprio iPhone creato “appositamente” per lui, magari con il supporto 3G tanto caro a noialtri del vecchio continente?
A quanto pare, a Cupertino, sembrano vederla in questo modo.
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Sarebbe bello se potesse essere così.
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ricreare la fotosintesi al di fuori del contesto "albero" sarebbe una potente innovazione.
Il solo fatto che un momento della giornata la fotosintesi produce ossigeno, in un altro CO2 la dice lunga sulla potenzialita' di una fotosintesi.
Si possono immaginare tante cose, una su tutte un pannello che sfrutti metodi da fotosintesi e catturi per esempio la CO2 nell'aria di giorno....
al MIT avevano se non erro costruito un pannello chimico che catturava la CO2, non ho idea dei costi di produzione e della resa pero' gia' qualche passo avanti si sta facendo.
La Chimica al pari delle altre scienze(vedi scienze Fisiche) coadiuvati certamente dal ramo Ingegneria puo' far decollare la scienza nel campo della ricerca su energie sostenibili o comunque diverse da quelle che tuttora stiamo utilizzando.
L'energia solare e' certamente il futuro se si riuscira' a costruire pannelli a basso costo con efficienza maggiore. Se la chimica trova la giusta direzione certa, qualcosa si potra' fare.
Nel breve periodo e' assolutamente impossibile, nel medio insomma(solo un genio puo' trovare qualcosa di immediatamente commerciabile o implementabile a livello industriale di massa), resta il lungo periodo dove ogni cosa ha senso.
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Siamo sempre di fronte alla solita vergognosa farsa in cui e' palese che l'utilizzo eccessivo del petrolio ne portera a breve all'esaurimento o alla distruzione dell'ambiente in cui viviamo. E possibile che nelle grandi citta' italiane dove i liveli di inquinamento raggiungono dei livelli pericolosi per la salute nessun dei nostri politici si azzarda mai a parlare dell'uso della bicicletta cosa comune nei paesi nordici ed il mezzo piu' efficente di viabilita' in citta'? Mai che si sentono i media proporre la biciletta seriamente visto che 3/4 della loro pubblicita viene pagata da aziende automobilistiche! Targhe alterne, ticket e mezzo soluzioni varie sono solo un finto tentativo dei nostri politici che sono solo dei servi delle grandi aziende.
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Riporto dal blog di Beppe Grillo x la città di Milano:
"A Milano non ci sono piste ciclabili, quelle esistenti, pochissime sono occupate dalle macchine in sosta.
A Milano il centro è un deposito di Suv, furgoni, pullman.
A Milano l’autobus elettrico non esiste, gli autobus vanno a gasolio bianco, pulitopulito (con le parole ci prendono anche per il c..o).
A Milano si costruiscono parcheggi, ma i parcheggi attirano le macchine.
A Milano i bambini respirano in presa diretta l’ossido di carbonio dal passeggino.
Qualcosa bisogna fare e non solo a Milano. Riprendiamoci l’aria.
La nostra aria.
Propongo un gesto simbolico per partire.
Chiedo l’aiuto dei gruppi di Meetup.
Ogni primo sabato del mese invadiamo le città italiane con le biciclette.
Centinaia, migliaia di biciclette.
Per la nostra aria."
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Hey, that's a clveer way of thinking about it.
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我在åš这个forum, 然åžæ¯Â次加入media, ä¸Â文部分都å˜æˆÂä¹±ç Â. 亞是找到了这里. 我的source code 是仞è¶Šå—网站拿到的, 他们用的本æÂ¥å°±æ˜¯UTF-8. å¯是还是有乱砅å¯以咨询一下å—.
supplemental health insurance
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Cos'è una "copia di RNA a doppio ceppo di un gene specifico"; cos'è il "doppio ceppo"?
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Si forse ci deve essere un errore di traduzione anche se non sono cosi un esperto in materia non ho trovato nulla di simile.
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Inserire il testoForse intende filamento?
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Sulla manipolazione genetica si sta creando una profonda divaricazione culturale fra Europa e America. La discussione riguarda, come è noto, la manipolazione genetica umana e animale, attraverso la quale si tenta di produrre organi o tessuti utili per curare alcune malattie dell'uomo, ma si possono anche condurre sperimentazioni che suscitano profondi dissensi sul piano etico e religioso. E riguarda anche la manipolazione dei vegetali per la produzione agricola, visto che le coltivazioni tradizionali di tutto il pianeta sono diventate insufficienti per una umanità in costante crescita. Temi di grande impatto etico, politico ed economico, su cui gli orientamenti e le norme sono talvolta molto diversi sulle due sponde dell'Atlantico.
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Da tempo esistono diversi livelli di privacy x esempio su MySpace o su librerie online di universita'. Penso che ormai la tecnologia che permetta cio' sia funzionante e ne vediamo le prime implementazioni. Tanto se uno non puo' entrarci e come se non ci fossero.
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