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Dal tempo ai luoghi del sapere
Primi tra tutti, la scuola e l'universita', luoghi di naturale interfaccia tra locale e glogale, punti di snodo strategico fra i saperi dei territori e quelli del mondo e dell'Europa.
Di Mario Morcellini e Valentina Martino il 03-11-06
Sapere, territorio, sviluppo: questi i termini di un legame virtuoso che il paese à chiamato urgentemente a rilanciare sul terreno della competitività e dellàinnovazione, a partire da una convinta valorizzazione della filiera formativa e, in particolare, da una sua pià spiccata integrazione in senso sia orizzontale (quella fra scuola e università), sia verticale rispetto, cioà, ad altri settori centrali nella vita pubblica (lavoro, cultura, autonomie territoriali eccetera). La convergenza di valori non solo economici, ma anzitutto culturali e civici sulla conoscenza e sul sapere à investimenti, per definizione, a elevato tasso di rischio e redditività differita nel tempo à da una parte, impone di lasciarsi alle spalle chiavi di lettura banalmente mistificanti e riduttive della reale portata dei cambiamenti, fra cui quella aziendalista; dallàaltra, esige una pià convinta capacità di autocritica e di ascolto da parte degli stessi decisori pubblici. Di fatto, la scommessa italiana dovrà essere anzitutto quella di sintonizzare i tempi concitati di un sistema politico sempre pià incapace di àparlare al futuroà, alle prospettive - di per sà complesse e di ampio respiro strategico - dello sviluppo e dellàinnovazione.

Un nuovo libro di Andrea Ranieri (I luoghi del sapere. Idee e proposte per una politica della conoscenza, Donzelli, Roma 2006) insiste sul fatto che le fonti della prosperità di una nazione rimandano ormai a dimensioni immateriali: la diffusione della conoscenza àpregiataà, làinnovazione tecnologica e i brevetti, la competitività sui mercati globali. à ormai chiaro che tutto questo ha bisogno di una diversa capacità di governare il cambiamento e mettere in circolo la conoscenza nella società italiana. Del resto, come abbiamo già avuto modo di sostenere proprio su questa rivista, se la politica à il domani, le istituzioni del sapere rappresentano di per sà il àdopodomanià della nostra società. A proposito, il libro di Ranieri sembrerebbe insinuare una promettente provocazione: trovare un punto, nel futuro, dove farli incontrare. Nella sua incisiva brevità e a partire da un sottotitolo programmatico, il libro punta a formulare (e stimolare) idee e proposte per la costruzione di uno spazio pubblico del sapere ànon statalista e non puramente affidato a meccanismi di mercatoà nellàItalia contemporanea: unàanalisi tesa a censire rischi e opportunità del cammino che il sistema-paese à oggi chiamato a intraprendere sul terreno della formazione e della ricerca. à un pensiero denso, quello di Andrea Ranieri, che dialoga con i àclassicià del pensiero sociologico e filosofico contemporaneo à in ordine di menzione, Bauman, Castells, Bourdieu, Morin, Baudrillard, Sen, Florida à innestando sullàampiezza di questo scenario interpretativo una coinvolgente riflessione sui temi-chiave: le molteplici implicazioni culturali, socio-economiche e politiche del sapere contemporaneo; il ruolo e le potenzialità della scuola e dellàuniversità nel sistema-paese, a partire dalle specificità e dalle storiche àanomalieà del caso italiano; ma anche, non ultimo, il nuovo stile di governo che le specificità delle infrastrutture del sapere finiscono per imporre agli stessi decisori politici.

Ed à proprio in questa chiave che diventa oggi sempre pià determinante il ruolo dei àluoghi del sapereà, primi fra tutti, la scuola e làuniversità: quello di naturale interfaccia fra locale e globale, punti di snodo strategico fra i saperi dei territori, da una parte, e quelli del mondo e dellàEuropa, dallàaltro. Il territorio, dunque, come principale fonte del àcapitale socialeà delle istituzioni formative e piattaforma strategica su cui potrà giocarsi à grazie a un rinnovato spirito di concertazione à la scommessa pià importante: quella di armonizzare il sistema di valori dominante e la cultura delle nuove classi dirigenti con il radicale cambio di velocità che il sapere e la conoscenza hanno finito ormai per innescare nel mondo contemporaneo. Valori che chiedono al paese di rifondare su tempi e pensieri lunghi la progettazione di se stesso e del proprio futuro; mentre sappiamo, di converso, che non ci sono segnali pià eloquenti del declino di una società - e delle sue classi dirigenti à dellàincapacità di immaginare il proprio domani e, in particolare, dellàincuria per il futuro delle nuove generazioni, a partire dalla scelta consapevole di investire su politiche della conoscenza avanzate e moderne.
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