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Università, lavoro, futuro
La riflessione sulla funzione come volano dell'innovazione e garanziadi futuro
Di Mario Morcellini il 16-03-11
Nel "frullatore" del dibattito sull'università c'è un bel luogo comune in cui si incrociano vaghe aspirazioni alla modernità e molte soggezioni alle idee correnti: è il nodo dei rapporti fra l'università e il mondo esterno, che trova un punto di concretizzazione nelle risonanze tra formazione universitaria e lavoro. C'è il rischio che anche qui si crei una nuova retorica. Per evitarla, ci sono due sole strade: rifuggire dai luoghi comuni e dare conto di idee e iniziative che si qualificano come esperienze virtuose.

Non c'è dubbio che la disoccupazione e la precarietà del lavoro siano oggi fra i più gravi problemi che affliggono il nostro paese, come tornano a ricordare ormai quotidianamente le più autorevoli fonti nazionali e internazionali (prime fra tutte, Eurostat, OECD e ISTAT). Una questione che riguarda soprattutto le giovani generazioni e sempre più i laureati, ovvero quanti hanno deciso di investire il proprio futuro nella formazione.

Da una parte, i dati tornano a sottolineare un ruolo positivo della formazione e del cosiddetto life-long learning nel garantire migliori opportunità occupazionali e retributive ai laureati; dall'altra, il confronto internazionale richiama l'allarme su una generazione che rischia di trovarsi tradita (come ha scritto recentemente Pierluigi Celli) soprattutto dalla debole capacità di assorbimento dei laureati da parte del mercato del lavoro italiano, notoriamente polverizzato in un tessuto di piccole e piccolissime imprese (UnionCamere-Ministero del Lavoro, 2009). E soprattutto non può non colpire il dato che afferma un drammatico calo dell'occupazione fra i laureati, addirittura dal 51,9 per cento del 2007 al 39,1 per cento del 2009 (ISTAT). Pare dunque legittimo chiedersi se l'Italia sia un paese per giovani: una domanda, non a caso, risuonata in occasione della presentazione dell'ultimo Rapporto sulla condizione occupazionale dei laureati di Alma Laurea, che ha confermato un sensibile aumento della disoccupazione fra i laureati sia triennali sia magistrali.
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