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Prima Marinetti, poi McLuhan
Di Gino Agnese il 17-03-11
Marinetti non fu l'unico, tra gli esponenti delle avanguardie artistiche e letterarie, a sostenere che le novità scientifiche e tecniche del suo tempo avrebbero prodotto modifiche nella sfera della sensibilità, oltre che cambiamenti in svariati ambiti; ma probabilmente fu il primo e il solo ad averla chiara e nuda quest'idea, tanto che volle ripetutamente rilanciarla, strutturarla ed aggiornarla in un arco di oltre trentacinque anni. Era un uomo di molta immaginazione, ma non condivise i sontuosi, iperbolici scenari avveniristici di Wells o di Verne, pur frequentando quelle pagine all'epoca del baccalaureato. Né condivise le più tarde salgariane "meraviglie del Duemila". Tra cause ed effetti scelse percorsi brevi, sempre stando al dunque e semmai a Mario Morasso - di cui nel 1905 era uscito La nuova arma (La macchina), un libro in cui si sosteneva che la diffusione delle innovazioni tecnologiche avrebbe avuto conseguenze "sull'organismo fisico e morale dell'uomo" - e a giovanili letture tomistiche, soprattutto alla celebre sentenza del Nihil est in intellectu quod non sit prius in sensu.

Tutto ciò può sorprendere se si considera che Marinetti, non avendo inclinazioni scientifiche e tanto meno pratica di meccanica o di elettricità (non guidava l'automobile, non scriveva a macchina) non ebbe una visione ravvicinata, introspettiva del nuovo che appariva ai suoi occhi o si annunciava alla sua intuizione. Ma forse, se si dà ragione alla storiella del pesce, che non ha mai visto il mare perché ci sta dentro, fu proprio quella mancata vicinanza il lievito della riflessione marinettiana rivolta al ruolo delle tecnologie, più precisamente le svariate tecnologie di comunicazione, le fisiche e le immateriali. è una riflessione, la sua, che già si coglie nel manifesto di fondazione del Futurismo, laddove è detto al punto 5: «Noi vogliamo inneggiare all'uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita». Invero, quest'asta del volante, impugnata dall'automobilista e virtualmente allungata, prelude a una conclusione a cui Marinetti presto preverrà, con incredibile anticipo rispetto a Marshall McLuhan (cattolico convertito, antico studioso di letteratura, frequentatore di Wyndham Lewis e di Ezra Pound), che la divulgherà negli anni Sessanta: la conclusione per cui si deve constatare che l'uomo contemporaneo si vale di protesi, meccaniche o elettriche, applicate più o meno temporaneamente, più o meno direttamente, al proprio sistema nervoso centrale. Questo, in qualche misura attiva parti di sé, frenandone o trascurandone altre; per cui - sostengono le recenti acquisizioni della neuroscienza - si originano mutamenti nei domini della sensibilità: mutamenti che certo non risuscitano il determinismo ottocentesco, sia per la loro piccola scala e sia per il loro distendersi nel tempo, che spesso li rende inavvertiti; ma che tuttavia producono effetti in tutta una varietà di ambiti, estetico, sociale, politico.
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