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McLuhan e la fine dei dualismi
Di Renato Barilli il 17-03-11
Siamo a quarant'anni dai mitici eventi del '68, e in Europa in molti si sono chiesti quale bilancio si debba fare di quella stagione. Ad avviso di alcuni, questo bilancio dovrebbe chiudersi in negativo, e così sarebbe in effetti, se pretendessimo che gli eventi del '68 mostrassero di avere avuto una tangibile incidenza di ordine politico-istituzionale. Nulla è cambiato, nei maggiori paesi europei del blocco occidentale si è andati avanti coi medesimi regimi democratico-parlamentari e con le alternanze tra governi di centro-destra o di centro-sinistra, i quali in genere hanno emarginato le ali estreme. Non per nulla un politologo allora stimatissimo quale Raymond Aron ebbe a siglare quei fatti, almeno per quanto riguardava il suo paese, la Francia, con un perentorio La révolution introuvable. Tuttavia, se il '68 non recò fatti tangibili di natura politica, indicò chiaramente che ormai si stava imponendo un clima diverso, che era in atto una incontenibile rivoluzione a livello antropologico, di costume, di società. Potremmo anche parlare di una rivoluzione culturale, rubando il termine lanciato da fatti lontani e di difficile interpretazione legati alla Cina di Mao. Ma, lasciando in sospeso una valutazione approfondita della rivoluzione culturale attribuibile a una delle tre Emme fatidiche che erano venute a scandire il clima del '68, possiamo parlare con cognizione di causa delle rivoluzioni culturali addebitabili alle altre due Emme, nate del tutto in Occidente, a firma di Herbert Marcuse e di Marshall McLuhan.

Non entro qui in un esame degli apporti del Marcuse-pensiero, notevolissimi, e del tutto meritevoli di essere ripresi in considerazione, anche perché ricchi di tanti punti di tangenza nei confronti dei capisaldi di quanto ci viene dall'altro, dal McLuhan-pensiero, che sarà al centro di queste mie riflessioni. Da quando l'ho incontrata, quella filosofia, non ho mai lesinato la mia piena adesione al pensiero proveniente dal grande faro di Toronto. C'è forse solo da rimpiangere che, come ci ha dato una Gutenberg Galaxy, egli non abbia steso una paritetica e oppositiva Electronic Galaxy. Ebbene, per dirla in formula, il '68 ha segnato la proclamazione che eravamo ormai entrati a fondo in questa Galassia, con effetti totali su ogni fronte della condizione umana. C'eravamo già dentro fino al collo, e anche nei decenni successivi non avremmo fatto altro che affondare sempre più nelle coordinate tracciate da McLuhan.
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